Allerta Privacy per “Sarahah”: l’app mette le mani nella vostra rubrica!

Un vecchio detto recita “Chi si fa gli affari suoi campa cent’anni”. Ovviamente il detto non era di certo riferito al mondo dell’IT, tuttavia alcuni comportamenti sembrano non conoscere eccezioni ed investono anche l’informatica in casistiche impensabili fino a qualche tempo fa.
E’ il caso si “Sarahah”, l’app del momento: nata per lasciare feedback anonimi al nostro datore di lavoro, si è ben presto trasformata nella copia di Ask.fm, ma stavolta senza possibilità di replica!
In pratica come sedersi al centro della piazza e prendersi gli insulti dai passanti senza poter controbattere: uno spasso! E che sia uno spasso lo confermano anche i numeri a sette zeri dei download dell’app mobile solo per i dispositivi Android.

Si sa che “L’occasione fa l’uomo ladro”, e infatti ecco l’app saltare nelle prime pagine di cronaca tecnologica poiché sarebbe stata trovata a sbirciare nella rubrica dei telefoni su cui viene installata.

In realtà la situazione è molto più semplice ed alla luce del sole di quanto non possa sembrare ad un primo sguardo.
Tutto sarebbe iniziato con un allarme lanciato da Zachary Julian, analista di sicurezza informatica che, come spiegato in questo articolo su The Intercept, avrebbe scoperto come l’app copi l’intera rubrica degli utenti con la giustificazione di “aiutarti a trovare i tuoi amici che utilizzano l’app!”.

Tuttavia, sebbene sia un atteggiamento sicuramente discutibile e lesivo della Privacy degli utenti, tale funzione sarebbe ben specificata nel contratto di Licenza, rendendo l’app e il suo autore Zain al-Abidin Tawfiq totalmente in regola – almeno da un punto di vista legale.

Inoltre, sempre da contratto, tali dati non potranno essere ceduti a terzi da parte dell’azienda. Resta tuttavia l’incognita dei pirati informatici, che potrebbero bucare i server dell’azienda e rubare anche i numeri personali di chi non è registrato all’app, ma che hanno come unica sfortuna quella di essere memorizzati sul telefono di qualcuno che usa il servizio.

Va precisato però che questo non è un comportamento inusuale, moltissime app utilizzano lo stesso metodo di Sarahah per connettere i propri utenti; tuttavia non sarebbe stata una cattiva idea quella di inserire un popup che richiamasse l’attenzione sulla delicatezza dell’operazione, o quantomeno chiedere conferma per l’esportazione di tale rubrica, come avviene su iOS.

E voi? Cosa ne pensate? Una polemica per nulla o un effettivo attacco alla Privacy degli utenti?
Fatecelo sapere con un commento!

16 risposte a “Allerta Privacy per “Sarahah”: l’app mette le mani nella vostra rubrica!”

  1. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Se non ho mal compreso Sarahah è un’applicazione proprietaria (sorgente chiuso) dunque come potete anche solo pensare che sia “affidabile”? Del resto “anonimo” e “smartphones” mi pare già ossimorico di suo…

  2. Avatar Stefano
    Stefano

    In realtà codice proprietario o non, basterebbe semplicemente leggere i termini di licenza per capire che Sarahah non può essere considerata attendibile e attenta alla privacy nel momento in cui copia la rubrica dell’utente.

    Il punto è sensibilizzare le aziende a non attuare determinati comportamenti, visto che Sarahah non è nè la prima nè l’ultima a fare cio.

  3. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Se il codice è proprietario o anche open ma non sviluppato da una community ti devi fidare di quel che dicono gli sviluppatori. Se è un progetto comunitario FOSS è assai difficile sia malevolo visto che è sviluppato dai suoi stessi utenti, per se medesimi…

  4. Avatar Stefano
    Stefano

    Sicuramente un software Open è preferibile, ma non penso che sia giusto demonizzare tutto ciò che non abbia certificazione FSF o similari.

    In questo caso per esempio sarebbe bastato leggere i termini di licenza, cosa per certi versi più immediata dello spulciare il codice, o anche semplicemente tenere d’occhio i permessi richiesti in fase di installazioe (per iOS).

    Sicuramente il software Open va spinto di più e sarebbe utile a evitare ciò, ma si devono impedire alcuni comportamenti direttamente alle società che erogano il servizio a mio avviso. Oltre ad un lavoro di preparazione dell’utente finale, che nel momento in cui ti viene chiesto un accesso indiscriminato alla rubrica, due domande se le dovrebbe porre.

  5. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Un tempo si diceva l’occasione fa l’uomo ladro: un software non semplicemente open ma FOSS, sviluppato da una comunità è assai difficile che abbia intenzioni malevole poiché
    – essendo nato in una community non “aperto” dopo anni di sviluppo il suo codice ha iniziato a girare tra vari occhi interessati sinché era “piccolo” e quindi eventuali storture saltavano subito fuori
    – essendo sviluppato da una comunità ovvero da bipedi sparsi per il mondo con le loro vite e i loro interessi che nello sviluppo han semplicemente trovato un interesse comune il codice ha ottime chances di esser ben fatto e di vivere sino a quando i suoi utenti sono interessati al software stesso, non secondo mercato&c, è difficile quindi che compaiano feature “sgradevoli”, tantomeno nascoste
    – essendo FOSS è garantito che puoi disporre del codice liberamente, pur rispettando gli autori ovviamente, quindi se qualche evoluzione non ti piace o hai qualche dubbio puoi anche intervenire o far intervenire terzi per non esser costretto a subirla
    ‘Somma, per le “bruciature” che mi son preso sinora direi che è l’unica opzione possibile per avere una certa sicurezza. Persino con OpenSolaris e con Ubuntu mi son “bruciato” per via delle scelte commerciali dei suoi “sviluppatori” principali (la fine della SUN da una parte, l’abbandono del dekstop da parte di Canonical dall’altra)… Sinora con software comunitario non mi sono mai bruciato (es. la toolchain GNU, {Free,Open}BSD ecc).

  6. Avatar Stefano
    Stefano

    Mi trovo d’accordo al 100% con quanto detto da te, ma provando un approccio più pragmatico che ideologico, concorderai con me che non è possibile escludere dal mercato i soggetti commerciali, che sono quelli più rilevanti per lo sviluppo di determinati progetti (non è il caso di Sarahah).

    Senza forti stimoli commerciali, progetti come Photoshop, o la suite di Adobe in generale e simili, non avrebbero avuto la forza necessaria di proseguire ed arrivare dove sono ora, per questo ricordavo di non criticare per partito preso ogni soluzione non-Open Source, sebbene ovviamente preferibile. 🙂

  7. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Mah, se prendo lo stato odierno della società certo: vi sono settori che han bisogno di software e non han le competenze per realizzarlo, magari soggetti che presi singolarmente non avrebbero manco le risorse per pagare qualche sviluppatore per realizzare ciò che gli serve.

    Ma la mia idea è ben distante dalla società odierna: per me le università non devono essere diplomifici (come la scuola tutta) ma centri di eccellenza guidati nelle singole facoltà da docenti, ricercatori ecc con fondi *pubblici* più che sufficienti per la ricerca e lo sviluppo di ciò che può servire alla società di oggi e di domani. Il mito che ciò è impossibile e che il privato genera innovazione mi pare smentito dai fatti: c’è si una certa fetta di innovazione, ma piegata al profitto, ovvero malata, i cui aspetti “innovativi” son più pericolosi che utili e nel medio-lungo termine sono talmente deleteri che in molti casi è meglio non aver proprio certa innovazione.

    Pragmaticamente parlano non penso che la società attuale possa avere un futuro non disastroso. E per questo ritengo che ogni sforzo dovrebbe esser fatto per evitare questo tipo di futuro in maniera il più “soft” possibile ovvero per evitare che si arrivi ad un nuovo ventennio con relativa guerra mondiale e Resistenza, perché per quanto mi stia allargano un pelo tanto OT, questo è il futuro che vedo nel modello attuale: tutto il sapere concentrato in 4 gatti, organizzati in rigide gerarchie, non distribuito sul territorio in democrazia. Il “rapporto di forza” con annessi e connessi di un software proprietario non è diverso da una dittatura, è solo limitato ad un ambito specifico anziché all’intera società.

    Se per dire si fossero sviluppati i vecchi progetti di ricerca nati al MIT al CalTech, all’ENF, all’INRIA, al CNR, al Max Planck Institute ecc oggi saremmo *decenni* avanti a dove siamo ora.

  8. Avatar Stefano
    Stefano

    Non amo di certo il potere delle mega aziende che concentrano tutto il sapere al suo interno, ma sono piuttosto dubbioso riguardo la fattibilità di un progetto “pubblico” (inteso come “statale”, nei termini di una Università) che da sempre è meno efficace e più dispensioso dei “privati”.

    E’ pur vero che ovviamente una conoscenza poco diffusa non sia il massimo, ma piuttosto che ristrutturare per interno la società capitalistica in cui viviamo, ritengo più utile, nonché realizzabile, porre dei limiti allo strapotere delle suddette aziende o dei singoli sviluppatori, soprattutto per quanto riguarda la trasparenza, per quello che è un approccio meramente interessato alla riservatezza dei dati.

    Ed in questo senso sono abbastanza ottimista del lavoro svolto da chi di dovere.

    Per quanto concerne invece la tua visione del mondo, senza dubbio la ritengo affascinante, ma a mio avviso poco realizzabile.

    Rimanendo in topic, ritengo che in tal caso una semplice letta alle note di licenza dell’app ed una maggiore presa di coscienza dello sviluppatore che avrebbe dovuto richiamare maggiormente l’attenzione sul punto della “copia della rubrica”, sarebbe stato un ottimo modo per evitare di alzare un polverone.
    Spero, ma ne dubito, che sia servito almeno da monito per chi in futuro voglia replicare tali atteggiamenti.

  9. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Mah guarda un tempo, quando il capitalismo occidentale peraltro funzionava piuttosto bene la situazione era assai simile a quella che vorrei. Le università facevano ricerca e sviluppo (per dire BSD == Berkeley Software Distribution, SUN == Stanford University Network ecc) e grandi aziende avevano reparti R&S ben sviluppati e in mano ai tecnici che ci lavoravano, non col modello manageriale attuale. Il software era normalmente libero, dato gratuitamente a fianco all’hardware, non c’erano scatole nere ecc. E allora la società funzionava abbastanza bene.

    Sul discorso “licenza” certo, bene leggerla, ma quanti casi abbiamo avuto di informazioni parziali, sottintesi o palesi falsi? Rielaborando un po’ una frase storica dell’infosec “il bisogno di fiducia è una grave debolezza”. O se vuoi il vecchio fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Preferisco lo scarso bisogno di fiducia di uno sviluppo comunitario a qualche contratto scritto e rivisto da legali straesperti.

  10. Avatar Stefano
    Stefano

    E’ pur vero che all’epoca però l’informatica era qualcosa di nicchia e per addetti ai lavori, con le richieste del mercato odierno ritengo non sostenibile un sistema del genere, oltre a falcidiare non pochi posti di lavoro nelle aziende private e pesare enormemente sui bilanci pubblici.

    Per la licenza:
    non credo sia intelligente mettere informazioni palesemente false sulle licenze, verrebbero scoperte eventuali informazioni e si riceverebbero denunce a raffica.
    Credo piuttosto che si giochi sul fatto che comunque quando hai un’app (vedi Facebook) di fatto insostituibile, ti limiti a mettere tutto nero su bianco e poi sono gli utenti che giocoforza debbono adattarsi, non potendo fare a meno della tua app.
    E’ questo il punto su cui a mio avviso si dovrebbe intervenire.

    Rimane poi ovviamente il punto che un software Open è migliore di uno Closed, si intende.

  11. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Togliendo gli occhiali Kant-iani del modello civile inglese per sviluppare ti servono competenze, che queste siano “pagate dal pubblico” o “pagate dal privato” servono in egual misura e in egual misura lavorano. Il costo? Per prima cosa, molto OT ma rilevante, chiarire cosa vuol dire perché formalmente il denaro NON È un valore bensì un’unità di misura la cui determinazione avviene mediante libero mercato ad ogni accordo di compravendita. In altri termini se uno stato ha le materie prime che gli servono il “costo” è una voce assai elastica e assai relativa. Ma anche al di la di ciò quale sarebbe il costo per la collettività? Se consideri i costi di sviluppo delle varie software houses proprietarie e li raddoppi pure per considerare inefficienze &c di un sistema pubblico vedrai che il costo è talmente basso da esser praticamente irrilevante a livello del prelievo fiscale, ed il beneficio possiamo immaginarlo. In sintesi con quel che vorrei non solo non si perdono posti di lavoro ma staremmo tutti assai meglio.

    Quanto alle licenze: abbiamo già avuto svariati casi di affermazioni se non false per lo meno o “omissioni” o giri di parole per dire/non dire quindi direi che sia già provato come fallacie, idem sono fallaci i sistemi di garanzia a corredo per una vasta gamma di ragioni (prova a chiedere i danni a Sarahrah per dire e vedi dove arrivi). Sull’indispensabilità poi ci sarebbe molto da dire: io ricevo regolarmente qualche pressione per avere WhatsApp o Facebook/social, declino la richiesta come per LinkedIn&c più o meno spiegando il perché e vado avanti. Definire “insostituibile” ecc è molto relativo, ma il rischio per il futuro hai ragione è super-presente perché se il trend continua non avremo più solo “giocattoli” molto richiesti ma pursempre giocattoli bensì anche cose serie come il commercio dove Amazon& stan diventando quasi l’unica piattaforma esistente o le stesse infrastrutture IT più o meno migrate su altrui sistemi, fuori dal proprio controllo.

    Anche per questo per me il FOSS va imposto de jure. Come lo Stato deve fare ricerca pubblica in ogni settore con fondi opportuni: lo stato siamo noi tutti, noi tutti non possiamo esser ricattabili da qualcuno di noi.

  12. Avatar Stefano
    Stefano

    Mi sembra poco realistico pensare al costo necessario a sviluppare tal software come “irrilevante” su bilanci fiscali che, come sappiamo, sono perennemente in deficit.

    Inoltre “Bilancio fiscale” di chi? Perché quello che gli USA possono donare è ben diverso da quello che può donare l’Italia ad esempio. In un sistema globale, in cui tutti utilizzerebbero un tal software “X”, perché gli USA dovrebbero pagare il 10% dei costi di sviluppo (dico per dire) e goderne come l’Italia che ha speso il 10%? Idem se si chiedesse a tutti di devolvere la stessa cifra, sarebbe discriminante al contrario per le parti.

    Il punto è che stiamo parlando di rivoluzionare un modello sociale, quello capitalistico (e già si dovrebbe valutare se questa sia la sede adatta o meno, visto che siamo pesantemente OT), che giocoforza è il “meno peggio”. Certo, ha dei difetti, ma se è quello più utilizzato un motivo ci sarà (non è un caso il fallimento di Stati con misure troppo socialiste di ripartizione dei fondi nel secolo scorso e con lievi accenni in quello attuale).

    Sicuramente ci sono e ci saranno ancora casi di omissioni nelle licenze, ma affermare notizie palesemente false è pratica assai più rara per ovvi motivi legali, soprattutto nei paesi anglosassoni dove le class-action non sono merce rara, ma anche nella vecchia Europa dove ad esempio il rispetto delle regole “Antitrust”, sulla Privacy o quello del rispetto del consumatore finale in quanto tale è spesso preso molto seriamente.

    L’indispensabilità è un concetto relativo, vero, tolti i bisogni primari il resto sono bisogni non essenziali, che però contribuiscono non poco al nostro benessere (basti pensare al semplice gusto di una casa più grande con vista sul mare, anziché un monolocale in centro ad esempio).
    Per questo e per altri mille motivi la gente può scegliere di voler utilizzare Facebook o altri Social Network. Sebbene chi scrive ha fatto a meno dei Social per diversi anni (anche di recente), credo che scappare da una novità tecnologica sia erroneo, la maggior parte della gente vuole vivere tutti i benefici del miglioramento tecnologico e questo è giusto così, sono le aziende che devono essere responsabilizzate (in tal caso ben venga l’ingerenza statale per tutelare il cittadino).
    Il nostro obiettivo, secondo la mia personalissima visione, non è chiudere tutte le porte, ma rendere la tecnologia più privacy-friendly, ovviamente in questo processo l’utilizzo di software open è importante, ma non è utile in quanto tale se non lo si associa ad un lavoro di responsabilizzazione delle aziende e degli utenti finali (una sorta di educazione civica, che dovrebbe comprendere anche il corretto utilizzo dei Social).

    Per questo ben venga l’Open Source, ma non la Stallman-mania, altrimenti gli utenti si spaventeranno o semplicemente si rassegneranno per via dei troppi problemi riscontrati in termini di gestione della propria identità digitale.

  13. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Sul tema del costo non dimenticare che si parla di software libero: per dire quanto costa lo sviluppo dell’userland GNU? Di ffmpeg? Di Linux? Di Emacs? Ogni paese sviluppa ciò che gli serve e il codice gira. Il costo reale è talmente basso da essere insignificante. Non immaginare progetti con strutture “da cattedrale” (per citare ESR), pensa a dove si arriva con la condivisione della conoscenza.

    > credo che scappare da una novità tecnologica sia erroneo
    Punto interessante: la prima domanda che mi viene è ma la novità di FaceBook quale sarebbe? Quella di WhatsApp? Il primo altro non è che un sito web dedicato ad uno scopo (dal punto di vista dell’utente), è una novità come minimo dei primi anni ’90. Il secondo è un ibrido tra gli SMS e le mail, e prende in genere il peggio di entrambi. Ma sorvolando su questo c’è di peggio. Un banale esempio del recente passato: che competenze c’erano sul territorio chessò 40 anni fa? Ogni quanto trovavi una fabbrica di motori elettrici, di sedie, di insaccati ecc. Oggi in quante poche mani è concentrato tutto? Quale è la scelta che ha la popolazione? Prendi ad es. i desktop: se non vuoi il secure-boot che scelta hai? Se non vuoi EFI che scelta hai? Se il mondo è vario si ha “libero mercato” e “concorrenza” se il mondo è come oggi mi spiace ma non è capitalismo. È fascismo. Non c’è alcun libero mercato ne alcuna scelta ma 4 gatti che fan il bello e il cattivo tempo. Se vuoi è un’estremizzazione del comunismo dove lo stato è diventata l’azienda e la fase di “dittatura del proletariato” è diventata di fatto “dittatura della corporation”.

    In questo mondo non puoi aver tutele dello stato, che non è più sovrano e ha sempre meno potere, non puoi manco contare “sulla massa” poiché il sapere materiale e le infrastrutture non son più di tutti, sono di 4 gatti che sono i soli a possedere competenza e mezzi. Come puoi parlare di privacy, protezione, garanzia legale ecc?

    La Stallman-mania 20/30 anni fa era classificabile senz’altro come estremismo (e io ero tra quelli che così la classificavano), adesso mi rendo conto che è mero realismo. Gli “utenti” oggi non sono più in grado di scegliere perché più si evolve meno scelta c’è. Cosa scegli se ci sono 2/3/4 OS, 2/3/4 marche di computers, 2/3/4 costruttori di auto ecc? Siamo un po’ tanto OT ma per rientrare: oggi o imponi non solo il software libero ma anche lo sviluppo comunitario o hai la *garanzia* pratica, senza bisogno di complottismo alcuno, di non poter avere garanzia alcuna.

  14. Avatar Stefano
    Stefano

    Si parliamo di software libero, ma non è che non ci siano progetti morti in tale ambito, basta guardare questo articolo per farsene un’idea: https://www.miamammausalinux.org/2017/08/otto-software-opensource-in-cerca-di-maintainer/

    Continuo quindi a non capire come sia possibile che il costo reale sia “basso”, se vuoi mantenere un progetto in vita (che non sia particolarmente seguito dalla community e la maggior parte dei progetti piccoli non lo è), hai bisogno di sviluppatori, designer, debugger e per questo servono competenze e tempo, tutte cose che richiedono ovviamente denaro.

    Con “Scappare dall’innovazione tecnologica” intendo lo scappare da tutti i servizi offerti che giocoforza richiedono un compromesso in termini di Privacy. Puoi non utilizzare app per prenotare i viaggi e recarti fisicamente in posta, in banca, al centro viaggi ed evitare accuratamente ogni acquisto online per non lasciare tracce, sono scelte condivisibile, ma non condivise. La maggior parte degli utenti non è disposta a rinunciare a questi servizi (tra cui anche i Social) per via della Privacy, sta a noi quindi lavorare per rendere questi servizi meno dannosi per la Privacy dei cittadini (altrimenti al problema dell’inquinamento tanto varrebbe rispondere “Prendi la bici, sfaticato!”, anziché creare filtri per inquinare meno).

    Non entro negli esempi politici poiché non li ritengo inerenti allo spirito del Blog, tuttavia ritengo attualmente il Capitalismo come il minore dei mali rispetto ad altri modelli di Business, sebbene con le sue limitazioni (vedi il mio commento precedente). Ovviamente non sono Anarcocapitalista e sono favorevole ad una regolamentazione del sistema nonché ad un maggior utilizzo di software libero, ma ciò non si troverà in una visione fin troppo filosofica e staccata da fondamenti economici reali, come quella attualmente presente in alcuni ambienti del mondo Open, a mio avviso.

    C’è troppo potere nelle mani di pochi? In alcuni casi si, indubbiamente, ma l’altra faccia della medaglia è l’eccessiva frammentizzazione (vedi Linux e le sue distro) con conseguente fragilità. Per questo a mio avviso la migliore soluzione sarebbe quella di limitare gli acquisti alle grandi Corporation, mettendo magari più stringenti limiti Antitrust e maggiori tutele per la Privacy, ma non fantasticando su modelli economici non sostenibili su larga scala.

  15. Avatar Kim Allamandola
    Kim Allamandola

    Pensa al kernel Linux, pensa a GCC, pensa a Emacs, Xorg, … Sono progetti ENORMI, e mantenuti da comunità. La comunità per inciso comprende anche le aziende che usando un certo software lo sviluppano aggiungendo le funzioni che vogliono, correggendo bachi che trovano ecc. Il punto della community è che non vi siano “single-man/single-company show” per quanto possibile.

    Il costo basso lo spiega assai bene ESR nel classico “the cathedral and the bazaar”, il costo è un’unità di misura del lavoro, essendo questo distribuito tra n-mila soggetti coi lo loro interessi, competenze ecc il costo “diretto” ovvero di gente pubblicamente pagata per sviluppare software di interesse nazionale non è diverso dagli stipendi pagati dagli informatici già presenti nella PA. Nel mondo FOSS non c’è gerarchia pagata, non c’è una figura professionale che fa una cosa specifica bensì un insieme di soggetti competenti che gestiscono il progetto a guida tecnica, non manageriale. Pensa appunto a Linux, a GCC ecc.

    Qual’è il problema della frammentazione? È SOLO per le aziende che vogliono sviluppare software proprietario e si trovano a supportare n distro distinte. Nel mondo FOSS chi sviluppa segue a grandi linee, non con aderenza formale, uno standard che gli aggrada, sono i packagers delle varie distro a prendere il suo codice, integrarlo, impacchettarlo, patcharlo ecc. nel mondo FOSS non c’è un prodotto da vendere e supportare, c’è un ecosistema che si confeziona autonomamente. Se non riesci a levare gli occhiali managerial-inglesi non puoi comprenderlo. Tu stai immaginando dei “team di sviluppo” con project managers, release managers ecc, che partono dall’idea a arrivano al prodotto. Questo non è il funzionamento del FOSS. Nel FOSS qualcuno ha un problema, o un’idea e sviluppa o fa sviluppare del codice per risolvere il problema/implementare l’idea. Altri con problemi/gusti analoghi lo prendono a gratis e aggiungono quel che gli interessa, correggono bachi, forniscono nuove idee ecc. Non c’è un prodotto ma una soluzione in continuo divenire. Un esempio “di stato”: un paese sviluppa un software per le SUE dichiarazioni dei redditi. Un altro paese trova il codice interessante, lo prende e lo estende per la SUA burocrazia, nel farlo scopre dei bachi e li corregge, lo sviluppatore originale scopre nuove cose/idee/soluzioni più efficienti e le importa e via così. Perché alla fine le esigenze di tutti pur con tutti i distinguo del caso han tantissimi punti comuni.

    La “frammentazione” è un termine moderno coniato per *distruggere* quel che resta delle community open che oramai si son ridotte a poche grandi aziende. E per questo abbiamo tutti problemi. Altrimenti non è un problema né mai lo è stato. Non c’è alcuna fragilità nell’essere “distribuiti” e diversi, solo ricchezza.

  16. Avatar Stefano
    Stefano

    Ti ripeto Kim Allamandola, continuo a non ritenere tale sistema sostenibile, tuttavia se lo ritieni più produttivo sei liberissimo di professarlo e portare risultati, tutti ne saremo contenti.

    Per quanto riguarda il software libero, penso di conoscerne un minimo visto che lo seguo quotidianamente da più di dieci anni, ovviamente ne condivido anche le idee di fondo altrimenti non scriverei su questo blog, ma penso che abbia anche dei limiti oltre che dei punti di forza, tra cui proprio la frammentizzazione.
    Tuttavia non potrei che essere felice di essere smentito da un esponenziale aumento del suo utilizzo.

    Buona giornata 🙂

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