Ma quanti utenti finali hanno adottato OpenStack?

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E’ un punto di vista molto interessante quello esposto da Brandon Butler del sito networkworld.com in merito all’evoluzione di OpenStack.

Butler afferma come, sebbene OpenStack abbia sponsor e contributori molto importanti come Red Hat, Rackspace, HP e IBM (ma anche AT&THP, Ubuntu, VMware, Yahoo, NetApp, Juniper Networks, Cisco e Dell), al progetto manchi ancora una base di installato necessaria a certificarne il successo.

Citando testualmente l’articolo:

The adoption of OpenStack is still so small that IDC analyst Gary Chen says the firm does not even have market share data for it

In poche parole non è nemmeno possibile per IDC definire una quota di mercato relativa al prodotto. A fronte dell’esborso tecnico ed economico prodotto dalle grosse società menzionate sopra giustamente l’autore si chiede se, a questo punto, non dovrebbero essere molte di più le installazioni considerate in produzione di OpenStack.

Questo significa che intorno ad OpenStack c’è molto rumore per nulla? Non esattamente. Posto che esistono alternative per ogni azienda che vuole utilizzare le tecnologie cloud per il proprio business e che quindi OpenStack non è il solo giocatore della partita, va anche aggiunto come OpenStack sia oggi il vero punto di partenza di quanti vogliano fare cloud utilizzando tecnologie OpenSource.

Per inciso, come sempre è presumibile che la storia si ripeterà. Così come infatti a suo tempo Linux rappresentò la prima alternativa ai sistemi proprietari, allora OpenStack sarà la vera alternativa ai cloud proprietari quali VMWare (che in ogni caso contribuisce ad OpenStack), Microsoft e soprattutto Amazon AWS.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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