Red Hat, Il Wall Street Journal e le accuse di “Closed OpenSource”

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Oggi ho imparato una nuova parola, “Closed OpenSource“. Questa parola è citata in un articolo di networkworld.com che analizza le accuse che il Wall Street Journal ha mosso verso Red Hat. L’argomento del contendere è OpenStack, nella sua incarnazione dal cappello rosso.

Ne abbiamo già parlato. L’ultimo anno, in particolare gli ultimi otto mesi, sono stati dedicati (e lo sono tutt’ora) totalmente da Red Hat allo sviluppo ed alla promozione della propria piattaforma OpenStack. Chi era presente al Summit 2014 in salsa milanese se ne sarà reso conto: la parola d’ordine è Cloud, e fin qui nulla di nuovo, ma il modello cloud applicato al business di Red Hat ha le sue specifiche, le sue modalità, la sua applicabilità.

Tutto è chiaramente basato su prodotti OpenSource, ma l’articolo di cui sopra cita l’HP cloud executive Martin Fink, che dice:

Red Hat has taken the art form of closed open-source to a new level.

(Red Hat ha portato la forma d’arte del closed open-source ad un nuovo livello)

Il Wall Street Journal afferma infatti come Red Hat stia facendo in modo di escludere gli altri competitor dalla questione OpenStack, obbligando quanti utilizzano RHEL (Red Hat Enterprise Linux) ad utilizzare la propria piattaforma OpenStack.

L’azienda dal cappello rosso ha prontamente smentito, mediante il vice presidente Paul Cormier il quale ha affermato:

Users are free to deploy Red Hat Enterprise Linux with any OpenStack offering, and there is no requirement to use our OpenStack technologies to get a Red Hat Enterprise Linux subscription.

(Gli utenti sono liberi di utilizzare RHEL con qualsiasi offerta OpenStack e non c’è nessun requisito di utilizzo delle nostre tecnologie Openstack per avere una subscription RHEL).

Sebbene lo stesso vice presidente affermi come un po’ di confusione, generata dallo stato attuale di OpenStack, ci sia, stando a quanto afferma lato Red Hat è tutto chiaro.

Dove sta quindi la verità? Una risposta credo ci sia: it’s business, baby. Veicolare la tecnologia che si vende sui propri strumenti è qualcosa che le grandi aziende IT (vedi Microsoft, Apple, ma anche HP, IBM e via dicendo) fanno da sempre. Perciò di cosa ci si stupisce? Da forse fastidio che alla domanda su quale sia il vino più buono tra il proprio, portato da casa, e quello dell’oste questi dica “il mio”?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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