Il client-server è finito. Lo dice il CEO di Red Hat

Durante il messaggio che annuncia i (buoni) risultati nel secondo quarto dell’anno fiscale di Red Hat, Jim Whitehurst, il CEO della società dal cappello rosso ha fatto il punto sullo stato delle tecnologie e su quello che sarà il futuro prossimo non solo della sua società ma in generale del mercato IT.

In particolare il concetto che ha voluto esprimere riguarda la fine del paradigma client-server e la predominanza del cloud per il quale i nomi dei vincitori (intesi come i fornitori di tecnologie cloud) verranno definiti a breve.

Right now, we’re in the midst of a major shift from client-server to cloud-mobile. It’s a once-every-twenty-years kind of change.

(In questo momento siamo nel mezzo di un grande cambiamento dal client-server al cloud-mobile. E’ un tipo di cambiamento che avviene una volta ogni vent’anni)

Essendo quindi nel mezzo di un cambiamento ventennale, come la storia ha insegnato, saranno i primi ad emergere ad avvalersi del titolo di vincitori. Implicitamente quindi Red Hat, la cui strategia è senza ombra di dubbio legata a doppia mandata alle tecnologie Cloud ed i cui profitti, da dodici anni a questa parte, sono costantemente in ascesa.

Nessun riferimento agli aspetti che generano più perplessità nella community, come ad esempio la frammentazione delle varie distribuzioni OpenStack (di cui abbiamo parlato qui) o le accuse di closed-opensource formulate dal Wall Street Journal, ma del resto non era questa la sede per questo genere di argomenti.

Pertanto il client-server è morto, lo ha detto Red Hat. Solo… Ne siamo proprio sicuri?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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