Linux sopravvivrà a Linus? Sì, e lo dice proprio Torvalds

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Un progetto può sopravvivere senza il suo creatore? E’ una domanda che saltuariamente emerge, soprattutto laddove la personalità del creatore è tanto preminente. E quale esempio potrebbe essere migliore di quello di Linux, il cui creatore Linus Torvals si è espresso, nell’ambito di una intervista su Bloomberg, in merito alle possibilità di sopravvivenza del progetto Kernel in caso di un suo abbandono:

Questo il passo saliente:

There is no concrete plan of action if I die, but that would have been a bigger deal 10 or 15 years ago. People would have panicked. Now I think they’d work everything out in a couple of months.

(Non esiste un piano d’azione concreto in caso io muoia, ma sarebbe stato molto più complicato 10 o 15 anni fa. La gente sarebbe impazzita. Ora credo che si potrebbe sistemare tutto in un paio di mesi)

Questa riflessione è molto, molto vincente e la dice lunga sulla personalità di Torvalds e sulla sua principale dote: la concretezza. Infatti il paradigma del nessuno indispensabile, tutti utili andrebbe compreso a fondo da quanti pensano di avere un ruolo cardine per le sorti del mondo. Se il principale artefice della maggiore rivoluzione tecnologia (e culturale) degli ultimi 30 anni si esprime in questo modo, una ragione ci sarà.

Valorizzare il proprio lavoro, recitare un ruolo cardine, contribuire in maniera attiva e determinante non vuol dire vincolare il mondo con se stessi. Vuol dire solo avere buon senso.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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