KNOPPIX 8.6: Debian 10, ma senza systemd

Alcune distribuzioni sono considerate storiche, sia per la loro presenza da diversi anni che semplicemente perchè da esse bene o male ci siamo passati tutti.

Una di queste è sicuramente KNOPPIX: da inizio degli anni 2000, se anche non la si era installata, quasi sicuramente la si aveva sempre in borsa come LiveCD avviabile; se non il primo, sicuramente è stato uno dei più completi da portarsi sempre dietro.

Da allora ovviamente la distribuzione, storicamente basata su Debian, si è evoluta, fino a raggiungere l’attuale versione 8.6, rilasciata sempre dal buon Klaus Knopper. che nasce sulla versione10 della stessa distribuzione.

Nonostante sia sempre interessante andare a leggere le note di rilascio (noi la stiamo anche scaricando per fare un tuffo nel passato), quello che li non viene riportato e che invece, come ci si aspetterebbe, viene sottolineato è quanto scritto nella relativa pagina di DistroWatch:

Interestingly, the distribution comes with a custom init system called “knoppix-autoconfig” which replaces systemd present in earlier public releases.

Da notare, la distribuzione viene fornita con un sistema di init personalizzato chiamato “knoppix-autoconfig” che rimpiazza systemd presente nelle versioni precedenti pubbliche

Abbiamo quindi un’altra distribuzione, oltre alla famosa Devuan, che ha deciso di abbandonare il sistema scritto da Lennart Poettering e che, seppur controverso per parecchi motivi, sta prendendo così piede da essere praticamente lo standard su tutte le distribuzioni -più o meno commerciali- attualmente disponibili.

Da notare che, in realtà, la primissima versione di KNOPPIX senza systemd come sistema di init è stata la precedente release 8.5, anche se questa è stata distribuita esclusivamente in allegato alla rivista Linux Magazine Germany, all’inizio di quest’anno; la versione in questione non è mai stata generalmente disponibile per il download, rendendola di fatto un “piccolo test” prima di decidere di fare il grande salto.

Sicuramente un bel cambiamento, anche se lo sviluppare un sistema fatto in casa forse potrebbe, nel lungo periodo, essere una scelta lungimirante: ben sappiamo che operazioni del genere richiedono parecchio tempo per mantenere aggiornato e funzionante il tutto e, scarsi aggiornamenti così come un uso estremamente limitato del sistema, non invogliano gli sviluppatori a “riconoscere ed implementare” il metodo, rendendone di conseguenza l’utilizzo -nella maggior parte dei casi- più manuale per l’utente e, quindi, tendenzialmente più scomodo (anche se più controllato).

Solo il tempo ci dirà se la scelta è stata vincente!

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