Linux gira ovunque, anche sui biglietti da visita

Non è un caso se i produttori di dispositivi IoT o embedded spesso ricadono su Linux come scelta ottimale per avere un sistema super minimale ed ottimizzato e che si può adattare a fare qualsiasi cosa.

Il kernel Linux infatti, grazie alla sua natura open-source ed altamente modulare, può essere modificato al punto da poter rimuovere da esso qualsiasi cosa non sia strettamente necessaria all’hardware su cui è in esecuzione o al software che abbiamo bisogno di eseguire.

Ed è possibile davvero ridurre il tutto ai minimi termini, non solo in termini di “dimensioni” software, ma anche in termini di “dimensioni” fisiche.

In questi giorni ne ha dato un eccellente prova George Hilliard, un ingegnere di sistemi integrati, che ha mostrato il suo biglietto da visita completo in un sistema Linux funzionante!

I have seen electronic business cards before, with various fun features including emulating USB flash drives, blinkenlights, or even wireless transceivers. I have never seen one running Linux, however. So I built one.

Ho già visto biglietti da visita elettronici, con diverse funzionalità divertenti tra cui l’emulazione di chiavette USB, lucine lampeggianti ed anche ricetrasmittenti wireless. Non ne ho mai vista una che eseguisse Linux, però. Così l’ho costruita.

Semplice semplice, no? Beh, non così tanto (ovviamente). Il cuore di questo biglietto da visita è un processore ARM9 chiamato F1C100S di AllWinner, non troppo recente e spesso utilizzato nelle videocamere per auto, che lo stesso George afferma possa essere acquistato per 90 centesimi di dollaro (all’ingrosso) o circa $1.20 al dettaglio.

Ma non di solo processore vive un computer, ed il prodotto finale mette a disposizione anche una porta USB (a cui collegari per accedere al terminale del biglietto da visita), e la memoria flash da 8mb, che contiene il curricula dell’ingegnere, alcune immagini, un file README ed una serie di classici giochi per Unix. Il tutto ad un costo totale inferiore ai $3!

E per l’hardware siamo a posto; ora passiamo al software. Nel suo blog, in cui racconta bene il processo di creazione, oltre a faticare parecchio per trovare le specifiche di funzionamento del processore, George ha dovuto scrivere dei driver da zero per far funzionare alcuni componenti, creare un’immagine da caricare sul sistema ed affrontare parecchi altri problemi per raggiungere lo scopo previsto.

Ma alla fine ce l’ha fatta e, nello spirito di condivisione che condivide con l’OS che ha deciso di utilizzare, sempre nel suo blog troviamo tutti gli schemi, i manuali di riferimento, oltre a tutto il codice ed i file sul biglietto nel suo repository GitHub.

Come dice lui, il sistema non è in grado di fare I/O, non ha supporto di rete e probabilmente non ha sufficiente spazio per tenere altro oltre a quanto ci ha inserito, ma stiamo parlando di un sistema Linux che sta nel portafoglio e che fa boot in meno di 6 secondi. E’ impressionante!

Il prossimo passo sarà il biglietto da visita in Cloud?

Utente Linux/Unix da più di 20 anni, cerco sempre di condividere il mio know-how; occasionalmente, litigo con lo sviluppatore di Postfix e risolvo piccoli bug in GNOME. Adoro tutto ciò che può essere automatizzato e reso dinamico, l'HA e l'universo container. Autore dal 2011, provo a condividere quei piccoli tips&tricks che migliorano il lavoro e la giornata.

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