Le regole di smartworking di chi da sempre lo pratica: Linus Torvalds, creatore di Linux

It turns out I never really missed it

Alla fine non ne ho mai sentito la mancanza

A parlare è Linus Torvalds, creatore di Linux, e l’argomento sono le interazioni umane lavorative. Come racconta ZDNet, il padre del sistema operativo del pinguino lavora da sempre in modalità remote, oggettivamente in maniera efficiente. Non si crea del resto git o si gestisce la totalità degli sviluppi del Kernel senza essere efficienti.

Ecco come quindi, in questo momento storico in cui un po’ tutti siamo costretti ad adeguarci a questa modalità, stare a sentire i suoi consigli potrebbe davvero essere utile.

Consiglio numero uno: non cercare di ricreare un ufficio in casa. Il riferimento particolare è ai meeting: il fatto di riportare lo stesso identico ambiente e la stessa modalità a casa è negativo, poiché essendo la parte più negativa della vita d’ufficio, portarla a casa può solo peggiorare le cose. Torvalds è un assiduo frequentatore di mailing list e, prima di dire come questa cosa non sia applicabile ovunque, provate a leggere queste affermazione di uno sviluppatore del Kernel Linux per conto di IBM, James Bottomley:

The main rules are try to be as clear as you can be in written communication, so re-read before sending and try to imagine how the reader will see it. Also try to be as brief as possible because people lose interest and start skimming if you’re not — skimming causes loads of miscommunication because they haven’t fully absorbed the idea.

Le regole principali sono di essere il più chiari possibili nelle comunicazioni scritte, quindi rileggere prima di inviare e cercare di immaginare come il destinatario interpreterà le parole. Inoltre cercare di essere in più brevi possibili perché le persone perdono interesse ed iniziano a saltare le parti. Il fatto di non leggere tutto causa problemi di comunicazione poiché l’idea non viene recepita correttamente.

Sui tempi poi, ecco un altro consiglio: convertire la vita lavorativa in 8 ore come se si fosse in ufficio, solamente da casa, è certamente deleterio. Bisognerebbe provare a cambiare come si lavora cercando davvero di approcciare in maniera asincrona, quindi messaggi/email/calendari condivisi, i task e le attività.

Altro consiglio: tenere traccia di quello che si fa. Magari con l’ausilio di strumenti terzi, come RescueTime, in modo da non disperdersi in Like su Facebook o amenità. Se si sta lavorando, il tempo speso deve essere effettivo.

Ma il centro di tutto è proprio l’asincronicità:

make it asynchronous, not some ‘now everybody needs to attend this stupid web meeting to let everybody else know what they’ve been doing or what they should do.’

rendilo asincrono, non una sorta di “adesso ognuno deve partecipare a questo stupido web meeting per fare sì che tutti sappiano cosa stanno facendo o cosa devono fare”

Infine staccare quando ne si avverte la necessità: la flessibilità del lavoro da casa consente di affrontare la giornata in maniera diversa, spendendo tempo anche per sganciarsi mentalmente, magari, cito testualmente, giocare col gatto.

E voi come trovate questi suggerimenti? Li applicate? Ci sono difficoltà oggettive che impediscono di seguire questi consigli? Discutiamone, rigorosamente in modalità asincrona!

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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