Novità per il package manager di Debian: rilasciato APT 2.0

Uno degli strumenti davvero importanti per il successo di una distribuzione Linux è il suo sistema di gestione dei pacchetti (package manager). Tanto fondamentale da poter associare un certo package manager ad una distribuzione (e tutte le sue derivate) e viceversa. Giusto per fare qualche esempio (ben conosciuto):

  • apt (advanced package tool) di Debian, e le derivate come Ubuntu, Mint o Devuan
    • apt usa dpkg per l’installazione dei pacchetti .deb
    • aptitude o synaptic fanno da interfaccia per apt
  • yum (Red Hat Package Manager) di Red Hat o CentOS
  • dnf di Fedora
  • zypper di SuSE
    • tutti questi usano rpm per l’installazione dei pacchetti .rpm
  • pacman (package manager) di Archlinux
    • i pacchetti sono archivi tar (compressi)
  • emerge di Gentoo
    • scarica i sorgenti in tar (compressi) e li compila sulla macchina

Se ne potrebbero citare altri (opkg di OpenWRT, installpkg di SlackWare, pkg di FreeBSD) ma l’obbiettivo è sempre quello: rendere facile installazione, rimozione e aggiornamento di software – a partire dal Kernel -, tenendo conto delle dipendenze e dei conflitti possibili, nel minor tempo possibile.

Ecco perché l’annuncio della versione 2.0 di apt attira la nostra attenzione.
Le novità sembrano prevalentemente sotto il cofano, ma qualcuna è interessante anche per il singolo utente:

  • il nuovo comando satisfy, che risolve dipendenze (ed eventuali conflitti) di un pacchetto già installato;
  • uso di pattern simili a quelli di aptitude per la selezione dei pacchetti
  • in virtù dei nuovi pattern, rimozione del supporto a regular expressions o wildcards;
  • possibilità di pinning dei singoli pacchetti sorgente – non solo dei pacchetti già compilati;
  • rimozione delle implementazioni interne degli algoritmi di verifica di integrità MD5, SHA1, e SHA2 – verrà usata la libreria di sistema libgcrypt;
  • rimozione del codice già segnato deprecato nella versione precedente (1.8);
  • hardening generale della sicurezza, in particolare per le connessioni HTTPS con autenticazione;
  • miglioramento delle capacità di parallelizzazione del lavoro, quindi performance migliori.

Impazienti di provare con mano questi miglioramenti? Probabilmente alcuni di voi già lo usano senza saperlo. Canonical, talvolta molto attiva per mettere in campo le novità, ha incluso in Ubuntu 19.10 ha la versione 1.9 di apt, che possiamo definire come beta della versione definitiva 2.0.
Cosa dite, possiamo affermare che la prova è andata bene?

Ho coltivato la mia passione per l'informatica fin da bambino, coi primi programmi BASIC. In età adulta mi sono avvicinato a Linux ed alla programmazione C, per poi interessarmi di reti. Infine, il mio hobby è diventato anche il mio lavoro.
Per me il modo migliore di imparare è fare, e per questo devo utilizzare le tecnologie che ritengo interessanti; a questo scopo, il mondo opensource offre gli strumenti perfetti.

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