No, Microsoft non andrà su Linux

Qualche tempo fa abbiamo riportato questa discussa notizia in cui il buon Eric Raymond, dato l’interesse di Microsoft verso il progetto WSL e lo sviluppo del kernel Linux, il calo dei profitti dati da Windows a favore di Azure, e l’affermazione di tecnologie quali Proton per semplificare il gaming sulla nostra piattaforma preferita, profetizzava un futuro in cui Windows fosse poco più di uno strato di virtualizzazione sopra un kernel Linux.

Quanto questa visione del futuro sia realistica o meno, ovviamente, non è dato saperlo, ma le affermazioni hanno suscitato parecchie discussioni a riguardo sulla rete, al punto che Hayden Barnes, un ingegnere di Canonical al lavoro su Ubuntu per WSL, ha pubblicato una risposta sul suo blog che possiamo riassumere in questa frase:

Raymond is correct in one key part of his blog. I do think the era of the desktop OS wars is ending. We are entering a new era where your high-end workstation will run multiple operating systems simultaneously, like runtimes, and not necessarily all locally. The choice will not really be Windows or Linux, it will be whether you boot Hyper-V or KVM first

Raymond ha ragione su un punto chiave nel suo blog. Non penso che l’era della guerra degli OS desktop stia finendo. Stiamo entrando in una nuova era dove i vostri computer di alto livello eseguiranno più sistemi operativi contemporaneamente, come fossero runtime, e non necessariamente tutti localmente. La scelta non sarà più tra Windows o Linux, sarà se scegliere di avviare prima Hyper-V o KVM.

Nelle spiegazioni che vengono fornite, Hayden tocca diversi punti, sia dai motivi per cui questi articoli continuano ad apparire sui principali siti di notizie, come l’essere una fantasia di lungo corso di chi ama Linux e l’open source, la plausibilità della stessa in confronto all’incremento di uso di Linux su Azure e WSL, fino al mero clickbaiting, sia riguardo i motivi per cui lui crede che Windows non sarà mai portato su kernel Linux. Questi in effetti sono interessanti, ugualmente validi e decisamente tecnici:

  • Il kernel NT di Windows al momento offre un grado di retrocompatibilità, supporto a lungo termine e disponibilità di driver a cui Linux sta solo iniziando ad avvicinarsi, e replicare queste cose su Linux costerebbe milioni di dollari.
  • Non si può ben sapere se lo strato user-space di Windows potrebbe effettivamente essere riportato da NT al kernel Linux mantenendo la compatibilità con l’attuale, oltre a non avere una divisione così netta tra kernel-space ed user-space
  • Se si considera che attualmente il kernel NT ha circa 400 syscall e circa 1700 API Win32 documentate, implementarle nuovamente tutte sarebbe un lavoro enorme (questo prende più senso se paragoniamo questi numeri alle circa 300 syscall nel kernel Linux/AMD64)
  • Negli ultimi anni, con Windows 10 e la creazione della linea Surface, Microsoft su piattaforma desktop sta andando sempre più forte (anche se, ben sappiamo che questo anomalo 2020 ha portato ad una crescita del mercato computer che negli ultimi anni era stata decisamente abbandonata in favore di tablet e smartphone [ndr.])
  • Microsoft non ha bisogno di reinventarsi su Linux per restare in auge. Grazie al suo fallimento su piattaforma mobile, ha ben presente come sta cambiando il panorama dei dispositivi, e sta sia riconoscendo come oramai questo sia più vario rispetto a qualche anno fa, sia si sta reinventando per farne comunque parte (e questo spiegherebbe il loro rinnovato interesse per lo sviluppo e l’integrazione su Linux ed Android, così come il loro andare spesso a braccetto con aziende quali Canonical famose nel panorama Linux)

Nell’articolo pone anche un interessante quesito:

The much more interesting question is not whether Microsoft is planning to rebase Windows to Linux, but how far Windows will go on open source.

La domanda molto più interessante non è se Microsoft sta pianificando di basare Windows su Linux, ma quanto spingerà Windows nel mondo open-source.

Ed in effetti questo è una bella domanda, soprattutto perché, come potete leggere anche sulle nostre pagine, è sempre più frequente il rilascio da parte dell’azienda di Redmond di componenti, siano essi framework o intere applicazioni, in open-source.

Neither Windows nor Ubuntu are going anywhere. They are just going to keep getting better through open source.

Ne Windows ne Ubuntu andranno da nessuna parte. Continueranno sempre a diventare migliori tramite l’open-source

Quindi, ci interessa così tanto che Windows diventi un mero “vestito” per il nostro amato sistema operativo? Non è meglio se l’utente potrà comunque sempre scegliere, e se questa possibilità si riesca a tradurre in un reale beneficio, in termini di supporto e compatibilità, per entrambe le parti?

Utente Linux/Unix da più di 20 anni, cerco sempre di condividere il mio know-how; occasionalmente, litigo con lo sviluppatore di Postfix e risolvo piccoli bug in GNOME. Adoro tutto ciò che può essere automatizzato e reso dinamico, l'HA e l'universo container. Autore dal 2011, provo a condividere quei piccoli tips&tricks che migliorano il lavoro e la giornata.

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