Si avvicina la versione 6 di Pacman, manager di Arch Linux

I gestori di pacchetti in giro sono parecchi, e sono tanto fondamentali per le distribuzioni Linux che, praticamente, ogni distribuzione ha il suo specifico e caratterizzante.

Giusto qualche accoppiata?

  • Debian -> apt
  • Red Hat -> yum (o oramai dnf)
  • SuSE -> zypper
  • Gentoo -> portage
  • Arch -> pacman

E proprio l’ultima accoppiata è quella di cui parliamo oggi.

Pacman (unione di PACkage e MANager) è un gestore molto rapido e spartano, che si limita al suo: risoluzione delle dipendenze dei pacchetto, da tenerne conto per installazione o rimozione.
Proprio per questa semplicità e velocità è apprezzato dagli utilizzatori di Arch (come il sottoscritto), che ritrovano tali caratteristiche anche in tutti gli aspetti della distribuzione.

Forse possiamo dire che Arch è più spartano che semplice… Per esempio, non esiste un vero e proprio installer, ma al massimo una guida che ricorda l’ordine dei passi principali. Quindi è necessario invocare direttamente i comandi per poter eseguire l’installazione. E – ovviamente – uno dei principali è pacman.
Nell’uso quotidiano, molto software per Arch non è direttamente nei repository gestiti dal progetto ma sono archiviati in un progetto a parte gestito direttamente da utenti volontari: AUR (Arch User Repository).

Per poter accedere anche a questi pacchetti e gestirli in maniera integrata, ci si affida a programmi esterni (helper) che fanno ricerche anche su AUR, ne scaricano i pacchetti e invocano pacman per poterli installare.
Pacman pertanto rimane un componente fondamentale, e il gestore di sistema, ma non viene (quasi) mai chiamato direttamente.

Ora che abbiamo illustrato l’importanza del gestore, veniamo alle novità.
Il 4 dicembte un post di Allan McRae, uno dei capoprogetto per pacman, ha di fatto annunciato la disponibilità della prossima versione dello strumento: 6.0.0alpha1. Sì, siamo a poco più di un’anteprima. Ma lo stesso Allan invoglia i più audaci a scaricare questa versione e usarla:

This should be “safe” – there are quite a number of us using this code for our system management. There may be issues with AUR helpers due to ABI changes… If you are concerned, keep a copy of the repo package around to reinstall if necessary.

Questo dovrebbe essere “sicuro” – c’è un certo numero di noi che sta usando questo codice per la gestione del proprio sistema. Potrebbero esserci problemi con gli helper per AUR a causa dei cambiamenti di ABI… Se ne siete preoccupati, tenete da parte una copia del pacchetto dal repo per reinstallarlo se necessario

Quindi la versione è ancora in prova ma già usabile.

La novità più grossa ed evidente è la funzionalità di download simultaneo dei pacchetti.
Infatti spesso l’aumento di velocità media di trasferimento dai repository si ottiene più parallelizzando i trasferimenti che aumentando la velocità di del singolo trasferimento. Questo, di solito, perché ogni trasferimento fa riferimento ad un server diverso, e quindi è possibile sommare le velocità massima dei singoli server, invece di essere limitati a quella di uno solo.
Certo, la propria linea deve avere una capacità in download superiore a quella del server singolo in upload, ma di questi tempi non è una cosa così impossibile. Soprattutto considerando che spesso l’upload del server è diviso tra vari utenti, e quindi quanto destinato al singolo utente è solo una parte della massima teorica.

Molti gestori concorrenti (apt, yum) sono già in grado di fare qualcosa del genere, ma di solito sono limitati ad una connessione per repository. Per pacman sembra che questa limitazione invece non ci sarà. Sottolineiamo il sembra, in quanto davvero è ancora troppo presto per poterlo affermare con certezza, ma crediamo che il video pubblicato nel post stesso ci porti in quella direzione.

Quindi, che dire? Solo un… avete provato? Io mi sto attrezzando!

Ho coltivato la mia passione per l'informatica fin da bambino, coi primi programmi BASIC. In età adulta mi sono avvicinato a Linux ed alla programmazione C, per poi interessarmi di reti. Infine, il mio hobby è diventato anche il mio lavoro.
Per me il modo migliore di imparare è fare, e per questo devo utilizzare le tecnologie che ritengo interessanti; a questo scopo, il mondo opensource offre gli strumenti perfetti.

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