Saturday’s Talks: è il momento di discutere seriamente di diritti… Del cervello!

Il 1948, oltre ad essere stato l’anno della pubblicazione del mio romanzo preferito (1984, di Orwell) ha segnato anche una tappa fondamentale nella storia dell’umanità: la definizione cioè dell’Universal Declaration of Human Rights, ossia il pronunciamento da parte dell’appena costituitosi gruppo delle nazioni unite in merito a quelli che sono i diritti di ogni essere umano.

Trenta articoli in tutto, e già dal primo si evincono tutto il potere e l’affermazione di uguaglianza in esso contenuti:

All human beings are born free and equal in dignity and rights. They are endowed with reason and conscience and should act towards one another in a spirit of brotherhood.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

A pensarci in questa semplice frase è racchiuso tutto il necessario per un mondo perfetto.

Ora, visto che purtroppo il mondo perfetto non è, e soprattutto visto che questo è un blog tecnico, cerchiamo di arrivare al nocciolo della questione 🙂 . Dal 1948 il mondo si è evoluto a livello tecnologico e siamo senza ombra di dubbio di fronte ad un’epoca senza precedenti nella storia in cui termini come intelligenza artificiale e neuroscienze sono utilizzati in qualsiasi telegiornale.

Il problema è che per quanto affascinanti queste tematiche presentano anche delle insidie, particolarmente in merito all’aspetto dei diritti. È proprio in difesa ed a tutela di questi diritti che è nato il progetto NeuroRights Initiative, di cui parla nel suo bellissimo editoriale Joe Casad di Linux Magazine.

In sostanza il lavoro della NeuroRights Initiative si pone come obiettivo di aggiungere cinque nuovi articoli a quelli fondamentali del Universal Declaration of Human Rights, precisamente i seguenti:

  1. Il diritto all’identità, o la capacità di controllare la propria integrità fisica e mentale;
  2. Il diritto all’autonomia, o la libertà di pensiero e il libero arbitrio di scegliere le proprie azioni;
  3. Il diritto alla privacy mentale, o la capacità di mantenere i pensieri protetti dalla divulgazione;
  4. Il diritto di accedere con facilità all’aumento delle capacità mentali, o la capacità di assicurare che i benefici dei miglioramenti delle capacità sensoriali e mentali attraverso le neurotecnologie siano distribuiti equamente nella popolazione;
  5. Il diritto alla protezione dai pregiudizi algoritmici, o la capacità di assicurare che le tecnologie non inseriscano pregiudizi.

Ora, se la semplicità del primo articolo che ho riportato era tale da non essere fraintendibile da nessuno, questa lista, complice la complessità dell’argomento trattato, si pone agli antipodi. Aggiungiamo anche come appaia anche, agli occhi di un appassionato, a tratti fantascientifica. Eppure i temi sono reali e non stiamo parlando di ciarlatani che vendono teorie strane.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di promuovere un’innovazione che sia etica all’interno degli ambiti relativi alle neuro tecnologie ed all’intelligenza artificiale. A pensarci bene, il momento per discutere di queste cose è qui e ora, perché all’atto pratico tutte queste cose non sono fantascienza, ma la pura e semplice realtà.

Siamo curiosi di sapere cosa ne pensate di tutto questo nei commenti!

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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