Conosciamo meglio il nuovo CEO di Red Hat, Matt Hicks, e le sue idee sul futuro dell’OpenSource e dell’HybridCloud

Abbiamo trattato recentemente la notizia che raccontava di come Matt Hicks fosse stato nominato Chief Executive Officier di Red Hat, l’azienda leader di prodotti open-source, succedendo a Paul Cormier. Quanto ci aveva colpito era stato l’approccio utilizzato sin dall’inizio da parte di Hicks il quale, con un ispirato messaggio di insediamento, aveva raccontato la sua parabola in Red Hat, partita come “semplice” sviluppatore ed arrivata oggi a ricoprire il ruolo più importante dell’azienda.

Sebbene non sia passato molto tempo, sono state diverse le dichiarazioni rilasciate da Hicks, tanto in merito alla sua storia personale, quanto in merito ai progetti futuri dell’azienda che è stato chiamato a dirigere.

Partendo dal primo gruppo di dichiarazioni, quelle personali, ancora una volta c’è qualcosa di rilevante da riportare, come riporta ZDNet, in merito al concetto ed all’applicazione di leadership:

You can’t just be the best coder in the room […] you can be the best engineer on the planet and work hard, but if you can’t be heard, if you can’t influence, it’s harder to deliver on those opportunities.

Non è sufficiente essere il miglior coder nella stanza […] puoi essere il miglior ingegnere sul pianeta e lavorare sodo, ma se non riesci a farti sentire, e non riesci ad avere influenza, è più difficile cogliere determinate opportunità [di crescita]

A proposito poi del suo essere parte della transizione da Red Hat Linux a Red Hat Enteprise Linux (quindi di fatto il modello a subscription alla base del successo di Red Hat e che ne ha fatto la principale azienda open-source del pianeta):

There was a significant amount of angst […] People are passionate about creating sustaining models. So I think at the time [the question] was, is Red Hat departing from that, or will this continue to make open source better?

Ci furono parecchie opposizioni al tempo […] Le persone erano appassionate nel creare un modello sostenibile. Quindi penso che al tempo la domanda fu: Red Hat si sta allontanando da quella missione oppure questa mossa continuerà a rendere l’open-source migliore?

Considerato come poi è finita la storia, possiamo dire con chiarezza che Hicks “sa come si fa”.

Tanto che, in dichiarazioni successive sempre riportate da un altro ZDNet, Hicks conferma come questo sarà l’approccio utilizzato anche per il futuro:

[We’ll keep using] the same core fundamentals that we built 20-plus years ago.

Continueremo ad usare le stesse centrali fondamenta che abbiamo costruito più di vent’anni fa.

Chiaramente applicate all’hybrid clud. E come dargli torto, visto che Red Hat (in quanto divisione hybrid cloud di IBM) è comunque cresciuta del 18% nell’ultimo anno, portando il proprio fatturato a 5.9 miliardi di dollari?

Un passaggio interessante è poi riservato ad una domanda scomoda relativa alla decisione di portare CentOS ad essere una rolling release, decretandone la fine che tutti conosciamo:

I think it was a necessary shift and change. I’m a big believer in what makes open source work is the contribution cycle, and that wasn’t happening with CentOS.

Penso che fosse necessario una virata ed un cambiamento. Credo fortemente nel fatto che quell che fa funzionare l’open-source è il ciclo di contribuzione e questo non stava accadendo con CentOS.

E, al netto dell’amaro in bocca che è rimasto a tutti noi utenti dalla vicenda, c’è poco da obiettare: il contributo di CentOS nella sua precedente incarnazione era poco propenso all’evoluzione e molto incentrato sull’utilizzo.

Chiosa finale sulla sicurezza e su quanto Red Hat stia investendo sull’integrazione di strumenti all’interno dei vari cicli di sviluppo.

Insomma, come avevamo anticipato: continuità e coerenza con il modello che Red Hat, ed a suo modo lo stesso Hicks, ha creato e promosso. Cosa chiedere di più ad un CEO?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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