TSAC, un nuovo formato audio open-source dalle impressionanti qualità

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Premessa: la nostalgia regna sovrana in questo articolo, leggetelo a vostro rischio e pericolo.

In un tempo che ormai a raccontarlo pare la preistoria non c’erano i servizi di streaming audio.

La generazione di persone che era nata con i dischi in vinile aveva iniziato a portare in giro la propria musica utilizzando le musicassette, diventando degli “uomini camminanti” (sì, Walkman) con in tasca un dispositivo che riproduceva nelle cuffie la propria musica preferita.

Generalmente il tutto veniva accompagnato da uno zaino nel quale stavano le musicassette preferite o, quando arrivarono, i CD, i quali furono il primo approccio digitale che potremmo definire a livello “consumer“, infatti chiunque in possesso di un lettore CD per computer poteva “scaricare” la musica contenuta nei dischi, tendenzialmente in formato Wave.

Questo formato, abbreviato come WAV, venne sviluppato da Microsoft e IBM nel 1991. Non ha un autore specifico, essendo stato sviluppato da un team di ingegneri delle due aziende ed ha rappresentato il primo viatico per possedere delle biblioteche digitali della propria musica, archiviando audio non compresso ad alta qualità. Il suo unico problema? Lo spazio. I file wave, occupano tanto spazio, nell’ordine del centinaio di mega per minuto di canzone.

Poi però arrivo il 1993 e con esso una vera e propria rivoluzione con un nome ben preciso: MP3.

Introdotto nel 1993 dall’Istituto Fraunhofer in Germania, tra i suoi principali autori ci fu Karlheinz Brandenburg. Progettato per ridurre le dimensioni dei file audio mantenendo una qualità audio accettabile in realtà scatenò una vera e propria rivoluzione nel campo della distribuzione e dello scambio di musica digitale, aprendo la strada alla nascita di piattaforme di streaming e alla diffusione di musica su Internet.

Non parleremo qui di Napster, della guerra che fecero i Metallica, ma il concetto di biblioteca digitale grazie all’MP3 diventò assolutamente realistico: era infatti possibile avere lo scibile di quanto ascoltabile in una vita intera all’interno di qualche gigabyte.

Alla fine arrivarono i servizi di streaming, che tolsero un po’ di quella magia necessaria a recuperare la musica, infatti per sentire l’intera discografia di un artista oggi è sufficiente digitare il suo nome in un qualsiasi Spotify, Apple Music o Amazon Music e cominciare ad ascoltare.

Bello? Brutto? Certamente comodo.

Ma esiste ancora qualcuno che vuole continuare a gestire la propria biblioteca musicale in autonomia? Magari qualcuno che non ha la possibilità di ascoltare online la musica, non vuole pagare un servizio per averla tutta, non vuole essere profilato e, soprattutto, guidato dal fantomatico algoritmo? Bene, se siete riusciti a seguire l’articolo fin qui e fate parte della categoria appena descritta, sappiate che esiste un nuovo formato audio che si chiama TSAC e che ha delle caratteristiche molto, molto interessanti, descritte in questo articolo di Linuxiac.

Prima caratteristica è lo sviluppatore: Fabrice Bellard, autore di “cosucce” come FFmpeg e QEMU, e già di suo questa è una garanzia, ma sono gli altri aspetti di TSAC a renderlo degno di nota, infatti il formato è stato sviluppato per comprimere l’audio a bitrate incredibilmente bassi mantenendo un’elevata qualità percettiva.

TSAC riduce in modo impressionante un brano stereo di 3,5 minuti a soli 192 KiB. Avete letto bene. Funziona a bitrate bassi come 5,5 kb/s per mono e 7,5 kb/s per stereo, il tutto a una frequenza di campionamento standard di 44,1 kHz. Siamo nell’ordine di dieci volte meno dell’MP3, con una qualità assolutamente paragonabile, come si può ascoltare dai sample pubblicati sulla pagina del progetto.

Unico intoppo di questo formato è che richiede una potenza computazionale elevata per essere elaborato, ed in questo senso ovviamente chi è in grado oggi di consentire questo genere di elaborazioni se non le GPU NVIDIA? Grazie alla tecnologia CUDA (Compute Unified Device Architecture) queste possono essere utilizzate non solo per elaborazioni grafiche, ma anche per tutto il resto (il successo nel mondo AI ne è la prova).

Insomma, se state cercando un’alternativa ancora più compressa dell’MP3 date un’occhiata al README di TSAC, potreste rimanere stupiti!

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

5 risposte a “TSAC, un nuovo formato audio open-source dalle impressionanti qualità”

  1. Avatar Kib
    Kib

    Peccato per l’uso di CUDA che restringe la GPU a solo Nvidia.
    Mi salvo l’articolo per vedere i tempi con CPU nei prossimi giorni

  2. Avatar Raoul Scarazzini

    Ottimo, se ti va di indicarli poi magari aggiorniamo l’articolo!

  3. Avatar giuseppe
    giuseppe

    Sembra tutto bello, ma ovviamente stiamo parlando di un formato non “consigliato” per gli audiofili, giusto? Mi sembra di capire dall’articolo che, a parità di qualità audio con il formato MP3, con questa nuova codifica possiamo ottenere rapporti di compressione maggiori.

  4. Avatar Capitano Nemo
    Capitano Nemo

    significa che dopo tre brani iniziano le cefalee per affaticamento.

  5. Avatar Capitano Nemo
    Capitano Nemo

    Un flac di 31,3MB che dura 4:12 viene compresso con CPU (Processore: i7 1365U) in 244,5kb in 5 minuti che sono troppi.
    Il formato non è riproducibile, va decompresso in più o meno lo stesso tempo e non è possibile ascoltare mentre lo si decomprime.
    Un album potrebbe stare in un floppydisk da 1.44 ma con quei tempi biblici di compressione/decompressione non avrebbe comunque senso.
    Non vedo l’utilità di un formato così avido di risorse e tempo in particolare.
    Non è opensource (non vedo i sorgenti), non mi affiderei a una singola persona per la custodia (nel tempo) dei miei brani compressi.

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