La Commissione Europea pubblica una “Call For Evidence” per definire una strategia open-source europea

OSOR (Open Source Observatory) ha recentemente dato visibilità ad un progetto promosso dalla Commissione Europea e denominato Call For Evidence, di fatto una “richiesta di testimonianze” a proposito dei benefici derivanti dall’uso dell’open-source, che viene così introdotto:

This document aims to inform the public and stakeholders about the Commission’s work, so they can provide feedback and participate effectively in consultation activities.

We ask these groups to provide views on the Commission’s understanding of the problem and possible solutions, and to give us any relevant information they may have.

Questo documento ha lo scopo di informare il pubblico e i portatori di interesse sul lavoro della Commissione, affinché possano fornire feedback e partecipare in modo efficace alle attività di consultazione.
Chiediamo a questi gruppi di esprimere il loro punto di vista sulla comprensione, da parte della Commissione, del problema e delle possibili soluzioni, nonché di fornirci qualsiasi informazione pertinente in loro possesso.

L’intento finale, manco a dirlo, di questi tempi, è quello di rafforzare la sovranità tecnologica dell’Unione.

Coordinato da DG CNECT (Direzione generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie) e da DG DIGIT (Direzione generale dei Servizi digitali, precedentemente Informatica) il progetto ha l’ambizioso obiettivo di portare entro il primo trimestre del 2026 a una comunicazione ufficiale al Parlamento e al Consiglio, senza carattere legislativo ma con un forte impatto politico e programmatico.

È proprio il contesto politico ad essere citato (che abbiamo già visto essere predominante anche secondo la FSFE al Vertice sulla Sovranità Digitiale Europea) e la Sovranità Digitale è una priorità della Commissione von der Leyen, ribadita sia nelle linee guida presidenziali sia nel mandato del vicepresidente esecutivo per la Tech Sovereignty.

L’open-source viene indicato come leva chiave per recuperare controllo sull’infrastruttura digitale, aumentare trasparenza, resilienza e sicurezza, soprattutto considerando che oggi costituisce la base del 70-90% del software globale, inclusi i modelli di intelligenza artificiale.

Nonostante l’Europa disponga di una delle comunità open-source più ricche e attive al mondo, gran parte del valore generato viene catturato fuori dall’UE, spesso da grandi player globali.

Secondo la Commissione, gli attori open-source europei devono affrontare barriere strutturali: difficoltà di accesso agli appalti pubblici, scarsa disponibilità di capitali per la crescita, limitato supporto infrastrutturale e forti effetti di lock-in e di rete a favore dei fornitori dominanti.

Anche l’open-source hardware, pur in rapida espansione (HPC, edge computing, RISC-V), necessita di un quadro di supporto più solido per consolidarsi industrialmente.

La Call for Evidence rappresenta il primo passo concreto: per quattro settimane la Commissione raccoglierà contributi da comunità open-source, aziende, pubbliche amministrazioni, mondo accademico e industria ICT. Le domande poste mirano a mappare punti di forza e debolezza del settore, il valore reale dell’open-source per pubblico e privato, le priorità tecnologiche e settoriali e le azioni concrete che l’UE dovrebbe intraprendere.

La buona notizia in tutto questo è che la Commissione non sta semplicemente “consultando” il settore, ma chiedendo all’ecosistema open-source europeo di contribuire direttamente alla definizione della futura strategia di Sovranità Digitale dell’Unione.

Un segnale che è politico e che, piaccia o meno, potrebbe essere davvero la chiave per far riconoscere, o semplicemente conoscere, l’open-source non più come componente accessoria, ma come infrastruttura strategica dell’Europa digitale.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

3 risposte a “La Commissione Europea pubblica una “Call For Evidence” per definire una strategia open-source europea”

  1. Avatar Autodelta85
    Autodelta85

    Mi collego alla notizi di Debian di pochi giorni fa.
    Vuoi spingere un settore? Abbatti le regolamentazioni e le richieste di legge e quel settore/prodotto decolla.
    C'è poco da fare ma è cosi, l'europa ha messo talmente tante regole e paletti ovunque che è difficile investire in un qualunque settore porpiro perchè regole, omologazioni, richieste legali da ottemperare sono talmente tante che se rimosse suonano come un "tana libera tutti"

    Vuoi spingere in Europa le auto piccine per davvero? Fai delle omologazioni specifiche (in stile giappone) e vedrai che quel mercato risorge in 6 mesi

    Vuoi davvero spingere l' open source? Ecco allora chiudi un occhio su alcune questioni sopratutto legali e buroratiche in modo da darli un vantaggio competitivo o un "incentivo" mascherato.

    Ma legato proprio all'open source per un ufficio di Bruxelles che si prodiga a mandarlo avanti, promuoverlo ,accendere dibattiti c'è chi dall'altra parte del corridoio mette paletti, fa regole assurde, praticamente impone uffici legali degni di MS per ottemperare a tutte le scemenze che si sono inventati a livelli di privacy.
    L'UE è quel posto dove la mano destra non sa cosa fa la mano sinitra oppure anzi….lo sa e si auto-sabotano a vicenda

  2. Avatar Raoul Scarazzini

    Ogni tipo di regolamentazione ha senso nella misura in cui funziona, e questo non è (stato) il caso delle regolamentazioni sulla privacy che sono state introdotte, qui in Europa o altrove.
    Convivere con quegli stupidi bottoni che ti dicono se vuoi accettare i cookie o no è la farsa delle farse: sono un fastidio colossale, non servono a nulla e non aiutano nessuno.

  3. Avatar Roberto Rossi
    Roberto Rossi

    Io credo che sia sempre necessario esaminare il passato per capire il presente e per poter ipotizzare il futuro. Dimenticarsi da dove veniamo facendo finta che tutto inizi oggi è una delle cose più dannose, e lo è poichè genera una montagna di illusioni.

    L'UE ha iniziato a parlare di Open Source nel 2000 con la "Open Source Strategy". Hanno riparlato di Open Source nel 2003, nel 2007, nel 2011. Tutto ciò che hanno prodotto, oltra a una marea di chiacchiere, è stato un impianto legislativo e burocratico che chiamare soffocante significa fargli un complimento.

    Una montagna di regolamenti comunitari che vanno ad unirsi ad un altra montagna di leggi locali che rendono difficile, e alle volte pericoloso, fare qualsiasi cosa. Sta diventando un inferno. Ma a ben vedere, per chi vuole rispettare tutte le regole, è già un inferno!

    Se l'Open Source si fonda sulla libera iniziativa, sulla condivisione di idee e lavoro, anche a titolo gratuito, allora questo modello NON può funzionare in questa UE. L'UE rappresenta il primo impedimento ad uno sviluppo dell'Open Source in questo continente. E questo è un fatto.

    Del resto sarebbe ora che tutti noi comprendessimo qual'è il reale impianto ideologico europeo, di questa UE di burocrati (coadiuvati da classi politiche nazionali che, mamma mia)…
    https://www.youtube.com/watch?v=bpeLxQWS2E8

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *