
Nello scrivere questo articolo che riguarda la distribuzione Linux Mint, derivata di Ubuntu che punta ad un desktop environment semplice ed intuitivo (sia esso il moderno Cinnamon o il legacy MATE), ho riguardato le tab aperte trovando un articolo apparso su The New Stack dal titolo piuttosto eloquente: “Is open source in trouble?“.
Il tema affrontato da quell’articolo è, manco a dirlo, il burnout. Il fatto cioè che molti maintainer di progetti open-source, che per la maggioranza sono volontari non stipendiati, si trovino a dover gestire un carico di impegni ed incombenze che nel lungo termine porta a veri e propri crolli nervosi.
L’articolo propone alcune soluzioni che le varie aziende potrebbero usare per finanziare i progetti sfruttati, ne abbiamo discusso ad esempio quando abbiamo scritto del maintainer di sudo (che è un volontario da 30 anni) in cerca di aiuto. Nel caso di sudo si parla di una componente che definire critica per le moderne distribuzioni è poco, e quindi la speranza è che qualcuno pensi seriamente di andare incontro alle esigenze di quel progetto.
Ma arrivando al punto di questo articolo, cosa succede quando il progetto open-source in questione è un progetto che si rivolge solamente ad una porzione di utenti, in questo caso quelli desktop, che quindi al netto delle donazioni personali (che notoriamente sono scarse) non hanno altro da offrire?
È proprio in questo contesto che Clement Lefebvre, Project Lead di Linux Mint, ha comunicato nell’ultimo Monthly News che il progetto sta valutando di rallentare le uscite:
We’re thinking about changing that and adopting a longer development cycle. As it happens, our next release will be based on a new LTS and we just ran out of codenames 🙂
Stay tuned, we’ll have more information on this. Obviously the codenames strategy doesn’t matter much, but we are very interested in adopting a longer development cycle.
Stiamo pensando di cambiare [la modalità con cui Mint è distribuita] e di adottare un ciclo di sviluppo più lungo. Come sempre, la nostra prossima release sarà basata su una nuova LTS [Ubuntu, ndr] e abbiamo finito i nomi in codice 🙂
Rimanete sintonizzati, maggiori informazioni arriveranno a breve. Ovviamente la strategia dei nomi in codice non ha molta importanza, ma siamo molto interessati ad adottare un ciclo di sviluppo più lungo.
Quindi al netto di come si chiamerà la prossima release, sicuramente sarà più lenta.
Le ragioni sono facilmente comprensibili se si leggono tutte le attività legate a un singolo rilascio di Mint. Linux Mint non è solamente il desktop Cinnamon o MATE, i quali sono già complicati da integrare con Wayland, ma è anche una versione Debian (esiste proprio un Mint Debian Edition), offre un’alternativa a Snap (che in Ubuntu è la modalità principale per installare applicazioni, mentre Mint lo rinnega) e di fatto è una distribuzione Linux a tutti gli effetti, per quanto derivata di Ubuntu sia.
Questa semplice notizia è rimbalzata un po’ ovunque, tra chi la ritiene normale scelta di gestione di un progetto e chi invece la vede come sintomo di un crescente stress gestionale che impone un rallentamento.
Sia quel che sia, la realtà dei fatti è che fare open-source costa, e non ci stancheremo mai di ricordarlo a quanti lo ignorano, principalmente perché nella maggioranza dei casi il prodotto di quella fatica è distribuito gratuitamente.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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