
Come avevamo annunciato lo scorso febbraio in occasione della pubblicazione della versione 6.19, la nuova release del Kernel Linux che Linus Torvalds ha recentemente pubblicato segna un cambiamento importante in termini di numeri: è la 7.0!
Vale sempre la pena ricordare come questo switch di major sia dovuto non a un fatto particolare, a fantomatici breaking change o a problemi di compatibilità, ma semplicemente perché il creatore di Linux ha finito le dita. Sembra infatti uno scherzo, ma la politica di assegnazione delle release del progetto open-source più importante di tutti i tempi dipende solamente dalle decisioni arbitrarie del suo principale maintainer, il quale ha più volte sottolineato come non esista una regola di qualche tipo: semplicemente è difficile andare oltre il 19, poiché poi… Finiscono le dita.
Ma, inezie a parte, cosa c’è di nuovo in questo Kernel?
Il consiglio è come sempre quello di fare riferimento ai vari siti specializzati, ovviamente Phoronix, ma anche The Register o Linuxiac, ma nella sostanza ci sono almeno quattro punti rilevanti:
- Il supporto a Rust esce dalla fase sperimentale. Non significa che d’ora in poi verranno scritti driver in Rust a ciclo continuo, ma che l’infrastruttura di base è considerata matura abbastanza da essere usata in produzione. Per dirla con le parole dei maintainer: il linguaggio è ora ufficialmente supportato al pari del C.
- XFS diventa self-healing: il filesystem usato di default in tutte le distribuzioni Red Hat e derivate ora rileva e corregge autonomamente alcuni tipi di corruzione interna. Niente di miracoloso da quel che si legge, ma sicuramente è un passo avanti notevole.
- KVM si arricchisce del supporto AMD ERAPS: nuovi controlli per la soppressione degli interrupt, e la possibilità per gli ospiti di possedere completamente il PMU (unità di monitoraggio delle performance) per profilare meglio.
- Nuovi codici per CPU antiche come SPARC e DEC Alpha: anche se si tratta di hardware che molti utenti non ha mai visto dal vivo, queste CPU hanno ricevuto aggiornamenti e patch, segno che il nuovo avanza, ma il vecchio rimane.
Ultimo, ma non per importanza, l’aggiunta di un aspetto per certi versi fantascientifico: è stato definitivamente rimosso l’algoritmo di hashing per firmare i moduli basato su SHA-1, il quale era sostanzialmente considerato insicuro sin dal 2017, quando avevamo raccontato degli studi di Google a proposito delle sue insicurezze, ed è stato introdotto ML-DSA (Module-Lattice-Based Digital Signature Algorithm).
La particolarità di quest’ultimo è che si tratta di un algoritmo di firma resistente agli attacchi con computer quantistici. Infatti, se è vero che già oggi un computer quantistico sufficientemente potente (che nessuno ha ancora) potrebbe rompere RSA ed ECC (gli algoritmi moderni), con ML-DSA, anche se un domani qualcuno costruisse un computer quantistico pratico, non potrebbe forgiare firme del kernel.
Chiaro, si parla di ipotesi, futuro e prospettive, molto poco di attualità, ma è sicuramente interessante notare come il Kernel si dimostri ancora una volta “avanti”.
Ovviamente con la pubblicazione del 7.0 si apre ufficialmente la finestra di merge della prossima versione 7.1 che, come sempre, saremo qui a raccontare.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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