
Nessuno è in grado di prevedere il futuro, e questa è un’ovvietà, ma tra una decina d’anni, quando verrà analizzato lo stato del mondo open-source, se sul mercato saranno sopravvissuti progetti come FFmpeg o KDE parte del merito andrà sicuramente al Sovereign Tech Fund, il fondo sovrano tecnologico tedesco, di cui raccontiamo da tempo le iniziative.
Ne parliamo ancora una volta oggi, dopo aver letto il blog post pubblicato sul sito kde.org nel quale viene annunciata, con la giustissima enfasi, la donazione – o per meglio dire l’investimento – che il fondo sovrano tecnologico ha fatto sul progetto: 1.285.200 euro spalmati sugli anni 2026 e 2027.
Una cifra ragguardevole che dona ampissimo respiro ad un progetto che viene gestito su base volontaria quale è l’ambente desktop KDE, che già dall’apertura del post spiega cosa lo ha reso un candidato credibile per la donazione:
For 30 years, KDE has been providing the free and open-source software essential for digital sovereignty in personal, corporate, and public infrastructures: operating systems, desktop environments, document viewers, image and video editors, software development libraries, and much more.
Per 30 anni, KDE ha fornito il software libero e open-source essenziale per la sovranità digitale nelle infrastrutture personali, aziendali e pubbliche: sistemi operativi, ambienti desktop, visualizzatori di documenti, editor di immagini e video, librerie per lo sviluppo di software e molto altro.
Oltre al cuore open-source di KDE ad essere sottolineata nell’annuncio è l’indipendenza dai vendor, garantita dallo status di organizzazione senza scopo di lucro, che quindi non ha azionisti da servire né utili trimestrali da aumentare.
KDE, recita l’annuncio, non chiede nulla in cambio per il suo software o per le sue licenze. Non ci sono abbonamenti, nessuna attività di spionaggio sugli utenti, nessuna divulgazione o rivendita dei dati che gli utenti scelgono di condividere volontariamente con KDE, e nessun addestramento segreto di modelli di IA con tali dati.
Ecco quindi il perché del finanziamento, che verrà utilizzato dal progetto per continuare ad evolvere tutti i software parte dell’ecosistema KDE e garantire che gli utenti abbiano l’agognato controllo sovrano delle tecnologie.
L’annuncio si chiude con le parole di Fiona Krakenbürger, che è Technical Director della Sovereign Tech Agency:
We have long invested in desktop technologies for a reason: they are the primary way people access and use digital services in everyday life. The desktop holds personal data and mediates nearly every service we depend on, from booking the next medical appointment, to education, to the way we work. We are investing in KDE because it is one of the two major desktop environments used across Linux and plays a key role in how millions of people experience open technology. Strengthening KDE’s testing infrastructure, security architecture, and communication frameworks is how we invest in the resilience and reliability of the core digital infrastructure that modern society depends on.
Abbiamo investito a lungo nelle tecnologie desktop per una ragione precisa: esse rappresentano il modo principale con cui le persone accedono e utilizzano i servizi digitali nella vita di tutti i giorni. Il desktop custodisce i dati personali e fa da intermediario per quasi tutti i servizi da cui dipendiamo, dalla prenotazione della prossima visita medica, all’istruzione, fino al nostro modo di lavorare. Stiamo investendo in KDE perché è uno dei due principali ambienti desktop utilizzati su Linux e svolge un ruolo chiave nel modo in cui milioni di persone vivono la tecnologia aperta. Rafforzare l’infrastruttura di testing di KDE, la sua architettura di sicurezza e i framework di comunicazione è il nostro modo di investire nella resilienza e affidabilità dell’infrastruttura digitale centrale da cui dipende la società moderna.
Osservando i numeri del fondo, il mondo, non solo quello open-source, sembra essere un posto più bello: dall’ottobre 2022 sono state 108 le tecnologie verso cui sono state fatte donazioni, per un totale di oltre 37 milioni di euro.
E non finisce qui, poiché ci sono ancora 195 tecnologie ritenute “critiche” dal fondo che entreranno presto nel giro di donazioni.
Il Sovereign Tech Fund dimostra una lungimiranza che certamente verrà ripagata nel tempo dalla possibilità di utilizzare queste tecnologie negli uffici pubblici con la garanzia che rimangano libere.
Non è una cosa da poco.
Il fatto che di questa libertà ne beneficeranno tutti dovrebbe far rivalutare le priorità anche ad altri governi, in primis quello italiano, per comprendere che investire sull’open-source vuol dire guardare alla sovranità, all’innovazione e, soprattutto, al futuro.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.




















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