
La Data Privacy Week è definita come un effort internazionale per la sensibilizzazione di individui e aziende verso il rispetto della privacy, politiche di protezione dei dati e messa in sicurezza delle identità. Quest’anno si è svolta dal 26 al 30 di gennaio, ed il tema, vedere per credere, è stato riassunto in “Take control of your data“.
In questo contesto è estremamente interessante leggere l’esito del sondaggio pubblicato da Bitwarden (ne ha parlato Linuxiac), l’azienda che produce l’omonimo password manager open-source, con il quale ha voluto contribuire alla Data Privacy Week 2026.
Hanno risposto in 2400 membri della community Bitwarden, e proprio su questo è importante fare un iniziale distinguo: il profilo di riferimento non potrebbe essere propriamente definito “utente normale”. L’utente Bitwarden è un utente che, almeno sulla carta, ha una certa consapevolezza a proposito dei temi di privacy e protezione, pertanto i risultati vanno letti tenendo presente questo aspetto.
Ma sono comunque numeri importanti e, soprattutto, sono pubblici, pertanto eccone alcuni che potrebbero interessare anche chi legge MMUL.
Qual è il browser preferito:

Brave si aggiudica il 38% delle preferenze, seguito da Firefox con 31%, gli altri sono ben staccati.
Servizio di posta preferito:

E qui c’è una schiacciante vittoria di Proton Mail con ben il 50% delle preferenze, con un tutto sommato sorprendente Thunderbird che prende un 13%, ricorderete come lo scorso aprile il progetto avesse annunciato la volontà di diventare un provider di servizi di posta.
A proposito invece di motori di ricerca:

La predominanza è quella di DuckDuckGo (35%), mentre tra le app di messaggi è Signal a regnare sovrano con ben il 55% delle preferenze:

Ma la parte clou del sondaggio, manco a dirlo, è quella relativa all’AI, che mostra quali sono le preoccupazioni principali per gli utenti in questa nuova era informatica. La prima domanda è relativa all’aspetto di privacy più critico nell’utilizzo di tool AI:

E la parte più inquietante è forse quell’8% che dice “I don’t currently consider data privacy when using gen AI” (leggi: non mi interessa la privacy).
Vi sono poi le informazioni che non si è mai a proprio agio indicare ai tool AI:

Ed anche qui, tolte le risposte logiche, quel 7% che dice di sentirsi tranquillo nel condividere la maggioranza delle informazioni è raggelante.
Chiudiamo con i tool preferiti di Generative AI ed arriviamo alla premessa fatta in apertura a proposito del target a cui il sondaggio era diretto:

Infatti trovare oggi un 28% di un campione che dice di non usare alcun tool AI è davvero in qualche modo particolare.
In conclusione comunque, se una somma si può tirare, è che dei prodotti delle big tech Google, Microsoft e Apple, all’interno delle preferenze del sondaggio non vi è traccia (se non per un microscopico 5% di OneNote all’interno delle app per note preferite).
E questo porta ad un’ultima, divertente, considerazione: il link al survey è riferito a una Presentation della suite… Google!
Pertanto sappiatelo, avete confermato il principio di indeterminazione di Heisenberg: per studiare come migliorare la vostra privacy, l’avete influenzata dicendo a Google di aver letto questo documento 🙂
È un mondo difficile.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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