
Non essendo MiaMammaUsaLinux.org un sito che tratta di sviluppo software in senso stretto, non abbiamo parlato spesso di React, il framework JavaScript che forte dei suoi 55.000.000 di siti e dei suoi 20.000.000 di utilizzatori è probabilmente il più usato al mondo.
Quando abbiamo parlato di React è stato per problemi di sicurezza, vedi React2Shell (che permetteva Remote Code Execution completa sui server React), o per il fatto che il popolarissimo progetto è stato raggiunto, in termini di stelline GitHub, da OpenClaw, ed in soli due mesi.
Faccende marginali rispetto al recente annuncio della creazione di React Foundation, che sarà un’entità parte della galassia Linux Foundation. Una notizia che è foriera di parecchie riflessioni.
In primo luogo è utile analizzare la mossa per capire come software open-source così diffusi impostino il loro futuro. La scelta di andare full community, per così dire, vivere cioè al di fuori di chi ha creato e gestito il progetto sinora – in questo caso Meta, cioè Facebook – pare essere figlia di una voglia di tutela da parte di tutti gli utilizzatori.
In poche parole l’infrastruttura React è talmente critica per il mondo informatico attuale, che pensarla nelle mani di una sola azienda, sarebbe probabilmente troppo pericoloso.
Dice Seth Webster, nominato Executive Director della React Foundation:
React has become critical digital infrastructure for the modern web and beyond, by establishing the React Foundation under the Linux Foundation, we are ensuring a strong, vibrant React for decades to come – guided by open governance and shared stewardship from the global community that builds with it every day.
React è diventata un’infrastruttura digitale fondamentale per il web moderno e non solo. Istituendo la React Foundation sotto l’egida della Linux Foundation, garantiamo un React forte e vivace per i decenni a venire, guidato da una governance aperta e dalla gestione condivisa della comunità globale che ogni giorno sviluppa con esso.
Ma perché una foundation se la sua licenza è MIT, ossia una delle più aperte possibili, se non la più aperta in assoluto?
Fermo restando come il raggiungimento della licenza MIT abbia seguito un percorso tortuoso, per rispondere alla domanda si può creare un parallelo con quella che è stata la parabola di un altro diffusissimo progetto, ossia Kubernetes.
Nato in Google con il nome originale di Borg (fan di Star Trek, so che preferivate il nome originale!) con la release v1.0 questi venne donato nel luglio 2015 alla Cloud Native Computing Foundation (CNCF) e da allora ha attraversato un’intera decade di sviluppi che lo hanno portato a diventare, nel 2024, una piattaforma totalmente vendor neutral.
Grazie a quella che è stata definita la più grande migrazione nella storia di Kubernetes, tutte le integrazioni che erano parte del codice del progetto, quindi il collegamento ai cloud provider esterni, così come il supporto agli storage e le relazioni legate strettamente a vendor, sono diventate plugin esterni.
Il senso della React Foundation è lo stesso? Creare cioè un’entità centrale a cui tutti possono contribuire, ma che nessuno si può intestare?
È tutto da vedere. Se infatti i presupposti sono chiari e limpidi, la realtà, almeno al momento, è un filo differente. Ad esempio non ci sono imposizioni sulla costituzione dell’apparato decisionale del progetto come esistono per altri progetti, dove ad esempio chi decide non può appartenere per più di un terzo alla stessa azienda. Qui le aziende che versano la quota di platinum sponsor (500 mila dollari) sono Amazon, Callstack, Expo, Huawei, Microsoft, Software Mansion, Vercel e Meta (ovviamente).
Ora, a capo della React Foundation c’è il succitato Seth Webster, che lavora proprio per Meta.
Nella dichiarazione citata si dice convinto di come il futuro sarà di governance aperta e gestione condivisa, ma almeno sulla carta, il conflitto di interessi è evidente.
Probabilmente, come è stato per Kubernetes, i benefici di tutto questo si vedranno molto in là nel tempo. Per ora è sufficiente rallegrarsi del fatto che un pezzo importante di tecnologia open-source sia tutelato al di fuori di un’entità commerciale.
Il resto ce lo racconterà il futuro.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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