Gli esperimenti di Torvalds con l’AI, il suo entusiasmo, le revisioni e la race condition

Linus #Torvalds mette #Claude Code al lavoro sul #Kernel #Linux e i benchmark fanno sorridere. Poi arrivano i reviewer e spunta una race condition. L’#AI ha fatto un pasticcio o è semplicemente il normale processo di sviluppo? Intanto Linux si prepara a fare spazio agli agenti AI. E no, non è fantascienza.

L’approccio verso l’intelligenza artificiale del creatore di Linux, Linus Torvalds, è sempre stato molto pragmatico e coerente. Secondo lui, l’AI è “solo” uno strumento che, peraltro, non ci salverà dal cattivo codice nel Kernel Linux. Ma come tutti gli ingegneri, è palese che Torvalds sia affascinato da questo strumento e lo stia sperimentando con intensità. Su moltissimi recenti articoli online ha fatto capolino la notizia che il papà del Pinguino ha utilizzato Claude Code la serie di patch sperimentali noref-filemap-read-with-llm.

L’obiettivo del lavoro è stato ridurre la contesa sui contatori di riferimento della memoria quando numerosi thread leggono piccoli blocchi dello stesso file. Bene, Torvalds ha dichiarato esplicitamente di aver utilizzato Claude Code sotto la propria direzione per generare il codice, i test, parte del lavoro di revisione e una prima bozza della descrizione delle patch. Lato suo ha effettuato tutte le misurazioni.

A seconda delle fonti, questo lavoro ha portato a dei miglioramenti sensibili rispetto alla situazione attuale. It’s FOSS riporta un aumento da circa 10 a 30–33 milioni di letture al secondo nel test eseguito da Torvalds, mentre The New Stack parla di un miglioramento fino a 23 volte in un benchmark.

Quindi, comunque la si voglia leggere, alla luce del miglioramento oggettivo, il lavoro è stato un successo su tutti i fronti, o quasi.

Già, perché l’articolo di The New Stack ha riportato come, durante la revisione delle patch, gli sviluppatori abbiano individuato una race condition (una situazione in cui il risultato dipende dall’interazione temporale fra operazioni concorrenti).

Una race è un problema particolarmente delicato nel Kernel, dove la gestione della memoria e la sincronizzazione fra thread devono restare corrette anche in condizioni difficili da riprodurre. Un test prestazionale può dimostrare che una modifica è più veloce in uno specifico scenario, ma non necessariamente che sia sicura in tutte le possibili sequenze di esecuzione.

Forse è inutile scriverlo, ma l’episodio non dimostra affatto che l’AI sia fallace. Tutt’altro. Evidenzia semmai che le patch generate o assistite da un modello devono essere analizzate, testate e revisionate prima di essere integrate.

La correttezza rimane un requisito distinto dalle prestazioni, ed in questo caso a guidare le operazioni c’era niente meno che il capo del progetto Linux, e visto che Torvalds è così convinto, Linux di conseguenza si sta organizzando.

Da una parte, i maintainer stanno valutando il superamento dell’obbligo di inserire il tag Assisted-by: nelle patch realizzate con l’aiuto di strumenti di AI. Il tema qui riguarda la modalità di attribuzione dell’assistenza ricevuta, non l’eliminazione della responsabilità di chi presenta una modifica. La proposta ha suscitato opinioni differenti, soprattutto sulla necessità di mantenere trasparenza riguardo all’utilizzo degli assistenti.

Dall’altra, Sasha Levin ha proposto una directory agents/ nel repository del Kernel per raccogliere procedure e risorse dedicate agli agenti di programmazione. Le prime skill riguardano attività concrete, come identificare il commit che ha introdotto un bug, valutare l’idoneità di una correzione per i rami stable, individuare problemi analoghi e preparare messaggi di commit. Anche qui la discussione è in corso, e vedremo se il progetto si concretizzerà.

Ora, in conclusione, fermo restando come tutto necessiti e necessiterà sempre di una revisione umana, la presenza dell’intelligenza artificiale all’interno delle dinamiche di sviluppo di qualsiasi progetto è, per così dire, ineluttabile. Pensare che l’ondata finirà e che ad un certo punto ci si stuferà di questa invadenza è illudersi.

Molto più auspicabile è che, finalmente, tutto il rumore di fondo, tutto l’hype che ruota intorno a questi strumenti si attenui, garantendo un utilizzo mirato, non dispersivo e coerente della più grande rivoluzione del secolo.

Arrivare cioè a un momento per cui un contributo AI non farà più notizia.

Anche qui bisogna rassegnarsi: ci vorrà del tempo.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Comments