
La virtualizzazione è una tecnologia che sta prendendo sempre più piede nell’informatica moderna grazie alla diffusione di hardware sempre più potente, in grado di far girare più sistemi operativi in maniera concorrente.
In questo articolo introdurremo i concetti di base della virtualizzazione e ci soffermeremo su KVM, uno dei progetti liberi più attivi nel campo della virtualizzazione.
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Nel precedente articolo è stata affrontata l’evoluzione del progetto Heartbeat, dalla versione iniziale in cui il supporto era limitato a due macchine e con un CRM (Cluster Resource Manager) dalle funzionalità ridotte, per arrivare all’evoluzione del progetto culminata in Pacemaker, il CRM avanzato con il quale è possibile specificare priorità, ordini e dipendenze delle risorse al fine di ottenere il controllo totale su quanto erogato dal cluster.
In questo nuovo articolo viene analizzata a fondo, con un esempio pratico, la configurazione delle due modalità operative di Heartbeat, al fine di effettuare un confronto sul funzionamento del cluster con e senza Pacemaker.
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VPN significa, letteralmente Rete Privata Virtuale, cioè una serie di collegamenti virtuali e privati creati su un’infrastruttura ad accesso pubblico, come ad esempio Internet. Una rete privata virtuale consente di comunicare in maniera sicura attraverso un canale insicuro in una forma efficiente ed economica.
In questo articolo vedremo come creare un server VPN a cui far collegare diversi client, con l’obiettivo di creare una rete estesa e sicura. Il tutto verrà realizzato mediante il celebre software opensource OpenVPN.
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Orientarsi nell’attuale panorama dei cluster sotto Linux potrebbe essere, particolarmente per un neofita, molto complicato. L’insieme di progetti, nomi e versioni è certamente variegato.
Ottenere alta affidabilità di servizi sotto Linux è possibile in svariati modi: si può optare per una soluzione completamente commerciale come Veritas Cluster (http://www.symantec.com/it/it/business/cluster-server), si può considerare un prodotto Opensource sponsorizzato da un’azienda commerciale come la RedHat Cluster Suite (http://www.redhat.com/cluster_suite/), prodotta e manutenuta come dice il nome stesso da RedHat (ma disponibile per quasi tutte le distribuzioni) oppure utilizzare Hertbeat (http://www.linux-ha.org/) prodotto e manutenuto dalla comunità del progetto Linux-HA.
Questo primo articolo cerca di analizzare l’evoluzione del progetto Heartbeat, facendo luce su quali siano oggi i software da utilizzare per creare un’architettura ad alta affidabilità attraverso i software OpenSource disponibili: Hertbeat stesso, Pacemaker sino ad arrivare alla Standard Based Cluster Framework con OpenAIS e Corosync.
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The Onion Router (comunemente chiamato Tor) è un software che implementa la tecnica omonima dell’onion routing per contrastare quella forma di censura chiamata analisi del traffico.
Per capire il funzionamento e l’utilizzo di Tor, dobbiamo essere sicuri di conoscere quale problema vuole risolvere. Cosa è, quindi, l’analisi del traffico?
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Dopo aver affrontato i comandi interni alla shell Bash ed i comandi di sistema richiamabili all’interno dalla stessa per la manipolazione degli stream di output e dei contenuti dei file in questo articolo verranno trattati i comandi per la gestione delle code di stampa.
Verranno illustrati i comandi per inviare un file direttamente alla stampante, analizzare la coda di stampa e rimuovere lavori in coda.
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Avete mai desiderato un comodo calendario personale sempre online da usare quando e come volete senza bisogno di far sapere ai vari google di turno cosa dovete fare il giovedì pomeriggio? 
La soluzione è piuttosto semplice e alla portata di chiunque abbia un server apache2 a disposizione.
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Nel primo articolo di questa serie sono stati affrontati i comandi interni alla shell Bash che permettono di agevolare il proprio lavoro ed ottimizzarne le tempistiche di realizzazione.
In questa nuova puntata verranno trattati comandi di sistema, generalmente ignorati, richiamabili all’interno della shell Bash per la manipolazione degli stream di output e dei contenuti dei file.
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23 settembre 2009 – 10:27

Eccoci ancora qui con un altro tutorial semplice semplice ma, in alcuni casi, molto utile.
Il problema di oggi è stato il seguente: devo montare su una lama HP l’immagine di un disco USB per poter caricare dei file su un sistema “live” (quindi con lettore cd occupato) senza dover configurare la rete (e quindi, far riconfigurare la porta degli switch).
Le soluzioni sono 2:
1) Prendere una chiavetta USB, caricare i file, fare un’immagine e collegarla
2) Creare direttamente da sistema l’immagine di una chiavetta USB, caricare i file, e collegarla.
Dato che la prima soluzione prevede comunque di avere una chiavetta di dimensione “trasportabile” via rete (personalmente ho un pendrive da 16GB: per due file da 2mb l’uno, farmi un’immagine da 16GB e spostarla via rete è assurdo), la seconda è molto più malleabile in termine di dimensioni dell’immagine che si andrà a creare.
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14 settembre 2009 – 17:40

La linea di comando e più propriamente la console bash rappresentano lo strumento di cui ogni sistemista Linux non può fare a meno. Modificare file, elaborare contenuti ed operare sui processi sono parte del lavoro quotidiano di chiunque gestisca sistemi informatici più o meno ampi.
Interessante è capire come esistano moltissimi comandi a disposizione di un sistemista oltre a quelli comunemente usati che, per quanto ignorati, possono facilitare il lavoro quotidiano.
Questo primo articolo cerca di effettuare una panoramica ricca di esempi di come sia possibile utilizzare comandi incorporati della shell come set, declare, type e molti altri.
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