I piani di Red Hat per CentOS dopo l’acquisizione

CentOS

Sebbene ai più l’acquisizione di CentOS (o meglio, degli sviluppatori di CentOS) sia apparsa come un evento consumatosi in pochi giorni, in realtà il processo che ha portato all’attuale stato delle cose è iniziato più di un anno e mezzo fa.

Lo rivela Karsten Wade, che di CentOS è l’ingegnere capo, in un’intervista rilasciata a Steven J. Vaughan-Nichols di ZDnet. Partendo dalle rassicurazioni che CentOS non diverrà una distribuzione a pagamento, non subirà alterazioni della filosofia di base e rassicurando tutti su tutta la linea, l’intervista prosegue affermando che Red Hat ritiene CentOS una distribuzione dedicata agli utenti esperti in grado di gestire in autonomia il supporto e la manutenzione del sistema operativo.

La sponsorizzazione di Red Hat consentirà poi a CentOS di guadagnare il know how sulle nuove tecnologie (precedentemente testate solo in Fedora) senza dover necessariamente avere persone dedicate a questi aspetti. Vero limite di una distribuzione gestita da circa 50 persone.

Partendo poi dal presupposto che gli utenti CentOS sono al momento la somma degli utenti RHEL (Red Hat Enterprise Linux) e Fedora, Red Hat spera di deframmentare la produzione di codice e di acquisire, ovviamente, potenziali nuovi clienti.

Che altro aggiungere? I presupposti sono ottimi, staremo a vedere come le future evoluzioni influiranno sullo stato attuale (e quasi idilliaco) delle cose.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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