FreeSoftwareFoundation e l’uscita di Libreboot dal progetto GNU. C’entra davvero il razzismo?

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Una mail spedita alla lista del progetto Libreboot (un BIOS open) ha sollevato una polemica inusuale nel mondo del sofware libero. Stando a quanto riportato la Free Software Foundation (FSF) avrebbe licenziato un impiegato transgender non per la propria incompetenza, ma per il fatto di essere transessuale.

La mail ha toni decisamente lapidatori ed oltre a determinare l’uscita del progetto libreboot dalla FSF, chiude in maniera decisamente drastica:

Long live the LGBT community, and long live the free software movement. Meanwhile, FSF and GNU can both go fuck themselves.

Lunga vita alla comunità LGBT, lunga vita al movimento free software. Nel frattempo, FSF e GNU possono andare <quel paese>.

All’interno del thread la risposta di Richard Stallman non si è fatta attendere, ed ha cercato di spiegare quanto è successo:

The dismissal of the staff person was not because of her gender. Her gender now is the same as it was when we hired her. It was not an issue then, and it is not an issue now.

Il licenziamento non è stato a causa del suo gender, che oggi è lo stesso con il quale era stata assunta. Non era un problema allora, non lo è oggi.

Leah Rowe, originale autrice della mail e mantainer del progetto Libreboot, ha prontamente risposto alla mail di Stallman contestando, nomi alla mano, le affermazioni e continuando sulla propria linea. Il tutto ha portato alla creazione di una pagina presso il sito di Libreboot  che spiega le motivazioni dell’uscita dal progetto GNU. Nella sostanza quanto richiesto dal progetto Libreboot sono le dimissioni delle persone coinvolte nel licenziamento e l’ammissione dell’errore da parte della FSF.

La FSF, in una pagina ufficiale, ha confermato quanto riportato da Stallman concludendo che quando un rapporto di lavoro si chiude è normale ci siano disaccordi, ma ciò non ha nulla a che vedere con la discriminazione, sottolineando come:

The FSF’s mission is to defend the freedom of all computer users.

La missione della FSF è di difendere la libertà di TUTTI gli utenti.

Nel frattempo non tutti intanto all’interno del progetto Libreboot paiono però essere d’accordo con la netta presa di posizione, accusando Rowe di esser stata troppo precipitosa nel giudizio, di aver riportato opinioni personali attribuite all’intero progetto e, non ultimo, di non aver portato evidenti prove dell’accaduto.

La questione sembra così chiudersi qui, a meno di nuovi sviluppi in sede processuale, se verrà sporta denuncia e se ci sarà un processo, cosa nel tutto inusuale in America.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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