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IBM mette a punto la produzione di CPU a 5nm

Negli anni '60 il cofondatore di Intel Gordon Moore teorizzò che le prestazioni dei microprocessori sarebbero raddoppiati ogni due anni aumentando la densità dei transistor grazie alla loro miniaturizzazione sempre più avanzata; tale predizione si è dimostrata tanto vera che dopo 50 anni si parla apertamente di "legge di Moore".
Già da qualche tempo si sente dire che siamo ai limiti fisici, ed un'ulteriore miniaturizzazione sembra fisicamente impossibile (se non solo banalmente antieconomica), ma le grandi case produttrici non si sono ancora arrese.

Attualmente i processi industriali migliori (finFET) arrivano a 10 nm, con possibilità di scendere a 7 nm; per andare oltre sono necessarie nuove tecnologie.
IBM, in associazione con Samsung e GlobalFoundries, ha presentata una nuova tecnica di produzione capace di arrivare già ora (e a livello industrale)  a 5 nm, con il potenziale di scendere in futuro a 3 nm, chiamata GAAFET

Dimezzare le dimensioni dei transistor (per esmpio da 10 nm a 5 nm) significa sia quadruplicarne il numero nello stesso spazio che avere vantaggi in termini di consumi - oltre a produrre più chip con la stessa quantità di materiale. I miglioramenti prospettati parlano di un aumento delle prestazioni del 40% con gli stessi consumi, o un calo del 75% (!) dei consumi con le stesse prestazioni: insomma, un miglioramento davvero notevole!

A chi già si stesse gustando la nuova CPU Intel o AMD prodotta con questa tecnologia dobbiamo subito porre un freno all'immaginazione: produrre un chip (in maniera affidabile, senza dover buttare via una grossa parte della produzione) è davvero complesso, ed è di solo pochi anni la transizione (con relativi investimenti) alla tecnologia finFET.
Una speranza rimane, però: IBM e soci sono stati lungimiranti, ed hanno reso la nuova tecnologia quasi compatibile con quella esistente. Forse forse, non dovremo aspettare molto...

Per ulteriori approfondimenti (in inglese): IBM unveils world’s first 5nm chip

  • porc... certo è che mi chieso se a quella scala si cominciano già ad avere le rotture di scatole degli effetti quantistici....

  • Marco Bonfiglio

    Al momento ancora non sembra, o meglio: non creano problemi così grossi da interferire coi comportamenti eltettronici previsti (e voluti).
    Con le vecchie tecniche di produzione, a questa scala, abbiamo l'insorgenza di quegli effetti quantistici perché vengono creati tracciati (collegamenti elettrici) così fini da essere composti da solo pochi atomi ciascuno. La nuova tecnica "aggira" il problema, ovvero riesce a creare collegamenti elettrici di molti atomi (evitando quindi quei problemi quantistici) pur diminuendo la dimensione (distanza) dei gate del microprocessore.