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MongoDB rivede la sua licenza opensource

MongoDB risulta essere uno dei database più apprezzati degli ultimi anni. Nato come database non relazionale basato su documenti simil-json (chiamato BSON), utilizza schemi dinamici (a differenza delle tabelle dei database relazionali tradizionali, che risultano essere più statiche). La sua “elasticità” lo ha portato ad essere al 5° posto dei database più popolari al mondo, ed al 1° posto dei database NoSQL (fonte db-engines.com). Ma un punto a suo favore è sicuramente quello di essere un progetto open source.

Il problema che sta affrontando la MongoDB Inc. negli ultimi tempi è che molti cloud provider, soprattutto in Asia, stanno offrendo il servizio MongoDB ai propri clienti senza sottostare alle regole dell’open source.

Già, perchè MongoDB è sempre stato rilasciato con la licenza AGPLv3 che, grazie a termini più generici rispetto alla GPLv3 -su cui è basata-, ha reso possibile a queste aziende spingersi ai limiti della licenza stessa:

MongoDB was previously licensed under the GNU AGPLv3, which meant companies who wanted to run MongoDB as a publicly available service had to open source their software or obtain a commercial license from MongoDB

MongoDB era precedentemente licenziato sotto la GNU AGPLv3, che richiede che le aziende che vogliono eseguire MongoDB come servizio disponibile al pubblico devono rilasciare il codice del loro software od ottenere una licenza commerciale di MongoDB

Pare che questo limite imposto dalla licenza permetta però di fornire il servizio MongoDB ai propri clienti (e quindi non come servizio pubblico) senza pagare la versione commerciale e, soprattutto, senza rimandare nulla indietro alla community.

Questa cosa ha portato il board di MongoDB a rivedere la licenza, creandone una nuova che, attualmente, è in attesa di approvazione da parte della Open Source Initiative: la Server Side Public License (SSPL).
Da ora in avanti tutte le nuove release di MongoDB Community Server, così come tutte le patch anche per le vecchi versioni, saranno rilasciate con questa nuova licenza.

Ma cosa prevede questa? Tutelerà la natura open source del prodotto? Pare non sia troppo differente dalla AGPLv3 -mantenendo la libertà di utilizzare, modificare e redistribuire il codice-, ma prevede esplicitamente che chiunque voglia offrire MongoDB come servizio a terzi, siano essi pubblici o privati, deve scegliere se acquistare la licenza commerciale o rendere open source il servizio fornito.

The market is increasingly consuming software as a service, creating an incredible opportunity to foster a new wave of great open source server-side software. Unfortunately, once an open source project becomes interesting, it is too easy for cloud vendors who have not developed the software to capture all of the value but contribute nothing back to the community

Il mercato sta incrementando l’uso di software come servizio, creando un incredibile opportunità di plasmare una nuova ondata di ottimo software open source lato server. Sfortunatamente, una volta che un progetto open source diventa interessante, è troppo facile per i vendor di servizi cloud che non lo hanno sviluppato di catturarne tutto il valore ma non contribuire in alcun modo indietro alla community.

Questo quanto affermato da Eliot Horowitz, CTO e co-fondatore di MongoDB, che ha anche aggiunto:

We have greatly contributed to — and benefited from — open source and we are in a unique position to lead on an issue impacting many organizations. We hope this will help inspire more projects and protect open source innovation.

Abbiamo ben contribuito -ed ottenuto beneficio- dall’open source, e siamo in una posizione unica di poter pilotare un problema che impatta tante organizzazioni. Speriamo che questo ispirerà molti progetti e proteggerà le innovazioni open source.

Sembrerebbe che questa licenza faccia il bene di tutti: da una parte le community che giornalmente contribuiscono al software open source che si vedranno arrivare le migliorie apportate (o le novità introdotte) dalle aziende che usano il loro software e decidono di non acquistare la licenza commerciale, e dall’altra le aziende che vivono di questi software e che decidono di rilasciarli in open source, che si vedranno aumentare gli introiti da parte degli utilizzatori che, per un motivo o per l’altro, non decideranno di rilasciare in open source il software su cui stanno lavorando.

Pensate sia una buona soluzione?

Utente Linux/Unix da circa 20 anni, cerco sempre di condividere il mio know-how ed, occasionalmente, litigo con lo sviluppatore di Postfix. Adoro tutto ciò che può essere automatizzato e reso dinamico, l’HA e l’universo container. Autore dal 2011, provo a condividere quei piccoli tips&tricks che migliorano il lavoro e la giornata.