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La Russia blocca ProtonMail

La Russia, tramite la sua agenzia Federal Security Service (che è più il vecchio KGB che la controparte della NSA americana), ha diramato un ordine per il blocco dei servizi di ProtonMail.
Questa società offre degli strumenti (compresi app e webmail) per l’uso semplice di email criptate con PGP (ne parlammo velocemente per e-fail). Questo tipo di crittografia rende (si spera) impossibile intercettare il contenuto di una email, cosa che il governo russo vede come minaccia alla sicurezza interna.

Andy Yen, capo esecutivo di ProtonMail, come riportato da TechCrunch, sottolinea come in questo caso particolare il blocco si è rivolto solo verso i server di backend, che si occupano dell’invio e della ricezione delle mail, e non di tutti i server: gli utenti possono ancora accedere alla propria mail, senza alcun indizio che il servizio è in realtà indisponibile. E per intervento diretto del governo, per giunta.
La motivazione ufficiale suggerita è l’uso del servizio per l’invio di alcuni allarmi bomba a fine gennaio.
Yen, dal canto suo, fa notare che il blocco è stato più palese durante le manifestazioni di piazza contro le regole restrittive su internet (che la Russia sta attuando): una strana coincidenza.

Da sempre la necessità di privacy dei cittadini e di controllo dei governi si scontrano, e la disponibilità di tecnologie capaci di escludere i governi completamente dalla partita (per esempio la crittografia end-to-end) li spaventa. Ma il blocco di interi servizi pensati per rendere più sicure le interazioni delle persone comuni (noi) non può e non deve essere la risposta all’abuso di tale servizio. Piuttosto, l’instaurazione di regole di collaborazione per poter risalire agli autori, per particolari casi ben definiti, sarebbe più efficace. O no?