Microsoft Natick affonda i Datacenter. E ne è contenta!

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Dove potrebbe sorgere il più grande datacenter (DC) del mondo? Secondo il progetto Natick di Microsoft lungo le coste di tutto il mondo.
Uno dei modi per rendere più veloci nell’erogazione i servizi è avvicinare fisicamente i DC a chi li usa, e il progetto ci informa che il 50% della popolazione mondiale vive entro 120 miglia – cica 200 km –, quindi risulta ottimale distribuire tanti piccoli DC lungo le coste e vicini agli utilizzatori piuttosto che averne pochi grandi ma lontani da tutti.

affonda e dimentica

L’idea base è mettere i server in un cilindro d’acciaio da adagiare sul fondo, vicino alla costa. E dimenticarsene: usare fino all’obsolescenza naturale, quando per cambiare l’hardware si cambierà cilindro.
Alcuni svantaggi sono ovvi, come i costi di progettazione – e realizzazione – del sommergibile che contiene i rack.
Possiamo dire che anche i relativi problemi di logistica per fornitura di energia e connettività non sono secondari, per quanto affini alle pratiche in uso da decenni per la posa di cavi sottomarini.
Ma i vantaggi potrebbero superare gli svantaggi.

Mi han detto di mantenere il datacenter fresco! (N.d.T.: cool significa anche fico, alla moda)

Il primo vantaggio evidente è la gestione del calore: essere immersi in mare aiuta parecchio a rimanere freschi. Senza particolari strategie, ma soprattutto impianti di condizionamento: la temperatura dell’acqua rimane tra i 10° e i 30°, ovvero il range ideale per le apparecchiature.

Prendi muta e pinne: c’è da cambiare un disco!

Ovvio che la manutenzione ordinaria è semplicemente inattuabile: la sostituzione di un disco o di un server non sono possibili. Quindi, i materiali usati, compresi dischi e banchi RAM, devono essere scelti per essere affidabili di per loro.
Ma l’impossibilità di accesso permette di riempire il sommergibile di azoto, eliminando completamente l’ossigeno. In questa maniera non solo si abbassano i rischi di incendi, ma anche la corrosione di componenti, circuiti e contatti. Aumentando l’affidabilità.

Chi ha staccato la presa del server?

Sempre questa sua caratteristica di essere non accessibile azzera gli errori umani di interventi fisici ai server. Evento raro, ma esistente, che può avere effetti importanti – se non devastanti.
Infine, la sola presenza umana disturba i server: le vibrazioni, causate dagli interventi o semplicemente dal calpestio delle persone, usura più facilmente i componenti mobili – ventole di raffreddamento e dischi HDD.

Il fondale vicino alla costa non costa

Un altro punto non immediato ma che deriva dall’essere sott’acqua è la sicurezza fisica. I DC devono essere preparati per ostacolare accessi non desiderati, cosa che in questo caso viene gratis.
Inoltre i DC sorgono vicino ai punti di accesso alle reti Internet, il che vuol dire vicino alle grande città, dove spesso i costi dei terreni sono elevati.

Sì. Può. Fare!

Il progetto di Microsoft ha testato queste ipotesi con due container, il primo nel 2016 immerso per due mesi, e il secondo nel 2018 immerso per due anni. In particolare questo secondo è stato ripreso il 9 luglio scorso, ma solo lunedì sono stati diffusi i primi risultati. E sembra esserci una conferma di tutte le ipotesi.
In particolare è stato osservato un rateo di rottura di un ottavo rispetto a quanto aspettato da un DC composto dalle stesse macchine ma sulla terraferma, gestito nella maniera tradizionale. Otto volte più affidabile: già questo primo risultato è piuttosto eclatante.

L’intero DC poi ha minor impatto ambientale. Per esempio l’energia usata è stata prodotta interamente da fonti rinnovabili: eolico e solare. E in effetti di solito sia vento che sole sono abbastanza comuni sulle coste. E l’intero cilindro d’acciaio è completamente riciclabile.

Che quindi sia questo il futuro dei DC? Non lo sappiamo, ma mettere il cloud sott’acqua sembra un’ipotesi sufficientemente ardita da poter avere successo. E voi che dite?

Ho coltivato la mia passione per l’informatica fin da bambino, coi primi programmi BASIC. In età adulta mi sono avvicinato a Linux ed alla programmazione C, per poi interessarmi di reti. Infine, il mio hobby è diventato anche il mio lavoro.
Per me il modo migliore di imparare è fare, e per questo devo utilizzare le tecnologie che ritengo interessanti; a questo scopo, il mondo opensource offre gli strumenti perfetti.