La community Perl si sta sgretolando?

Negli ultimi mesi, e in particolare nelle ultime settimane, la comunità che ruota intorno a Perl ha visto le dimissioni – o il vero e proprio abbandono – di alcune figure di primissimo piano della community stessa.

È arstechnica.com a fare la lista e raccontarne i dettagli. Noi, ci limiteremo alla lista:

  • 12 aprile: Sawyer X
    cominciamo dal vertice, il capo-progetto, il punto di riferimento, che ad un certo punto annuncia il ritiro, indicando come una serie di lotte interne e di offese dirette l’avessero semplicemente stufato.
  • 25 giugno: Sebastian Riedel
    Sviluppatore di lunga data, ha denunciato al CAT (Community Action Team, l’organo preposto a prendere provvedimenti all’interno della community) il comportamento razzista – sia nei messaggi di commit che in alcuni nomi di file – di un altro sviluppatore (Patrick Spek). Visto che il CAT aveva ignorato la cosa – o meglio: secondo Riedel un membro del CAT aveva dirottato la denuncia lontano – non gli era rimasto che andarsene.
  • 7 agosto: Samantha McVey
    Capo del CAT, annuncia le dimissioni in polemica con alcune decisioni prese dal Board of Directors della Perl Foundation, e in particolare di ritirare i report di trasparenza pubblicati dal CAT stesso. Un fattore è anche l’impossibilità di far rispettare il CoC (Code of Conduct – codice di condotta) come avrebbe voluto.
    Certo, l’aver avuto un legame sentimentale con Patrick Spek poco prima (o durante) il caso Riedel ha alimentato a sua volta qualche polemica…
  • 7 agosto: Elizabeth Mattijsen
    Capo del Comitato di Garanzia della Perl Foundation, anch’essa si dimette in polemica col Board of Directors, sia per la decisione di sospendere il CAT, sia per problemi di finanziamenti mancanti ma già approvati dal Board stesso.
  • 9 agosto: Curtis Poe
    Membro del Board of Directors, annuncia le dimissioni in un lungo messaggio in cui dichiara di essersi semplicemente bruciato, esaurito, per il carico di lavoro e lamentele a cui doveva far fronte. Insomma, non ce la faceva più.

Qualche anno fa abbiamo visto crepe simili in Debian, dove forse una struttura più chiara della governance ha permesso di uscirne relativamente indenne.
Per Linux, il progetto open-source più grande di tutti i tempi, indubbiamente il carisma (o il caratteraccio) di Torvalds sono un fattore determinante. Ma anche essere il dittatore aiuta, per quanto “benevolo”.

Ma in casa Perl c’è un evidente problema di gestione, e in particolare quanto riguarda le azioni correttive riguardo alcuni membri destabilizzanti. O meglio, la loro mancanza.

L’articolo di Arstechnica chiude con una considerazione che condividiamo appieno, tanto da riproporvela interamente:

Ultimately, the presence of toxic elements — whether racist, sexist, or just plain aggressive bullying — in a community of any real size is perhaps inevitable. The real test of a community is not the discovery of those elements, but its reaction to them — particularly its willingness to acknowledge them. So far, the Perl community seems to be failing that test.

Infine, la presenza di elementi tossici – siano essi razzisti, sessisti o solo bulli semplicemente aggressivi – in una comunità di una certa dimensione è forse inevitabile. Ma la vera prova della community non è la scoperta di questi elementi, bensì la sua reazione ad essi – in particolar modo, la sua volontà di prendere atto dell’esistenza. Per ora, la comunità Perl sembra aver fallito la prova.

Ho coltivato la mia passione per l'informatica fin da bambino, coi primi programmi BASIC. In età adulta mi sono avvicinato a Linux ed alla programmazione C, per poi interessarmi di reti. Infine, il mio hobby è diventato anche il mio lavoro.
Per me il modo migliore di imparare è fare, e per questo devo utilizzare le tecnologie che ritengo interessanti; a questo scopo, il mondo opensource offre gli strumenti perfetti.

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