Com’è finita la faccenda di faker.js? Come doveva finire: con un fork!

Dubito fortemente che quanti seguono il blog abbiano bisogno di un riassunto delle puntate precedenti, ma per essere più completi possibile, eccolo qua: Marak Squires ha introdotto volutamente un loop infinito nelle librerie che sviluppava, faker.js e colors.js, utilizzate da decine di migliaia di progetti. La ragione a suo dire era di protesta contro le grandi corporation (ed il fatto che lui di fatto non venisse pagato quanto ritenesse opportuno), ed il risultato che ha ottenuto è stato quello di vedersi bloccare l’account GitHub con relativa eliminazione del codice malevolo (auto)introdotto.

Il caso specifico che racconta questa vicenda è piuttosto comune nel mondo open-source: un solo maintainer (Squires) per un singolo progetto (faker.js) che però regge un ecosistema immenso di applicazioni. Da qui il potere esagerato che ne deriva, tanto che con una singola patch è stato creato un disservizio distribuito.

Ci siamo interrogati molto nei commenti sulle ragioni del gesto e sui provvedimenti presi da GitHub, sulla tutela dell’utilizzatore e sul senso stesso dell’open-source. Sviluppare software open-source significa offrire gratuitamente il prodotto del proprio lavoro a chiunque lo voglia utilizzare, auspicando per dei contributi, imponendo il mantenimento della condizione del software, ma sostanzialmente lasciando liberi tutti di adoperare quanto fatto, senza se e senza ma.

Ecco perché nel leggere la presentazione de nuovo corso di Faker, ci sembra di capire che le cose siano finalmente andate a posto:

We’re now turning Faker into a community-controlled project currently maintained by eight engineers from various backgrounds and companies.

Stiamo portando Faker ad essere un progetto controllato dalla community, mantenuto da otto ingegneri provenienti da storie ed aziende diverse.

Chi sono queste otto persone? Loro:

Ed insieme hanno fatto quello che era necessario per tutelare gli utenti della libreria ed insieme la community che ruota intorno al progetto: un fork. Uno cioè dei principi alla base dell’open-source.

Non possiamo quindi che concordare con quanto scritto dagli autori in chiusura della presentazione:

We believe that we have acted in the way that is best for the community.

Crediamo di aver agito nella maniera migliore per la community

Amen.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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