Come era prevedibile, dopo il riapproprio di LXD da parte di Canonical il progetto Linux Containers crea Incus, il suo fork

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Non più tardi di un mese fa, nell’articolo “Anche Canonical indispettisce la community portando LXD tra i prodotti controllati direttamente” avevamo raccontato della “fastidiosa” mossa che l’azienda madre di Ubuntu aveva operato verso il progetto LXD, mantenendolo sì un progetto open-source, ma controllato direttamente ed internamente, a discapito di quello che era sempre stato il suo posto, ossia il The Linux Containers project.

La decisione non aveva ovviamente trovato il favore del progetto Linux Containers, tanto che gli stessi amministratori avevano lasciato il tutto in sospeso, prendendosi il tempo per digerire l’annuncio e stabilire il da farsi. Nella giornata del 7 agosto, più o meno quindi un mese dopo, ecco il frutto delle decisioni del progetto: Incus, il fork di LXD.

Il fork è stato creato, inizialmente come un progetto personale, da Aleksa Sarai, che è un contributore del Kernel Linux e sviluppatore di runc, umoci ed altri progetti OpenContainers, ma più di tutto è da tempo il curatore dei pacchetti LXD di OpenSUSE. Il fork è stato creato immediatamente dopo l’annuncio di Canonical e dopo l’ultima release di LXD, che è la 5.16.

Avendo però guadagnato in poco tempo attenzione, ecco la decisione:

After some discussion with Aleksa and a fair bit of encouragement from our community, we have made the decision to take Incus under the umbrella of Linux Containers and will commit to it the infrastructure which was previously made available to LXD.

Dopo alcune discussioni con Aleksa ed un piacevole incoraggiamento dalla nostra community, abbiamo preso la decisione di includere Incus sotto l’ombrello del progetto Linux Containers e dedicargli l’infrastruttura che prima era stata assegnata ad LXD.

Pur non esistendo ancora una road map tracciata è facile capire come sia stata colta da parte di Linux Containers la palla al balzo, andando a semplicemente riassegnare asset che si erano liberati naturalmente dopo la decisione di Canonical.

Chiaramente il successo del progetto dipenderà dalla sua adozione da parte sia della community, sia dall’ambito enterprise.

Queste le risorse attualmente disponibili:

Sarà interessante capire come Canonical reagirà a fronte di questa decisione, magari anche in questo caso il silenzio regnerà sovrano, ma certo vien da chiedersi cosa potesse aspettarsi l’azienda di Shuttleworth di tanto diverso rispetto ad un fork.

Chi guadagnerà infine da questa ulteriore frammentazione di un prodotto che a suo modo era già di nicchia? Canonical che avrà la sua versione enterprise o gli utenti e i clienti che avranno più scelta? O forse… Nessuno?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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