La città di Barcellona è la prima al mondo ad adottare i principi open-source delle Nazioni Unite

Abbiamo chiuso la scorsa settimana con una vena di tristezza parlando di FSFE, Sovranità Digitale, e quanto poco il Software Libero venga considerato nei piani degli stati UE, ma essere tristi non è nello stile di questo Blog, quindi avanti con l’adagio “Two shots of happy, one shot of sad“, ed andiamo a parlare di buone notizie open-source!

In chiusura dello scorso anno un’importante notizia sul tema della Sovranità Digitale ha fatto capolino nell’osservatorio europeo per l’open-source (OSOR, di cui seguiamo sempre gli aggiornamenti): la città di Barcellona è la prima città al mondo ad adottare ufficialmente i principi open-source delle Nazioni Unite.

L’adozione è stata formalizzata durante la Barcelona Open Tech Week di novembre 2025 e l’obiettivo principale è mettere la tecnologia nelle mani dei cittadini e ridurre la dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche, inserendosi in un percorso che parte da molto lontano, avviato dalla città sul fronte open-source e partecipazione pubblica, e da noi raccontato nel lontano 2018.

Da allora Barcellona ha fatto notevoli e concreti passi in avanti verso l’adozione dell’open-source in ogni ambito della questione pubblica. Alcuni esempi sono i siti web municipali che utilizzano tutti il CMS open-source Drupal, così come la piattaforma Decidim per la partecipazione pubblica, o l’utilizzo di Sentilo per la condivisione dei dati dei sensori nel contesto smart city.

Ma la domanda che immagino tutti si stiano ponendo in questo momento è: quali sono questi principi open-source delle Nazioni Unite? Il dettaglio della definizione, e degli otto principi fondanti, si trovano sul sito delle Nazioni Unite, ma questi sono:

  • Open by default: preferire che i progetti siano open-source per impostazione predefinita.
  • Contribute back: incoraggiare la partecipazione attiva e il rilascio di contributi alla comunità open-source.
  • Secure by design: la sicurezza deve essere considerata fin dall’inizio nello sviluppo.
  • Foster inclusive participation and community building: creare opportunità per contributi autenticamente inclusivi e diversificati.
  • Design for reusability: progettare software riutilizzabile e interoperabile su più piattaforme ed ecosistemi.
  • Provide documentation: fornire documentazione completa per utenti, integratori e sviluppatori *.
  • RISE (Recognize, Incentivize, Support, Empower): riconoscere, incentivare, supportare e rendere autonomi individui e comunità a partecipare.
  • Sustain and scale: sostenere sviluppo, scalabilità e adattabilità delle soluzioni a lungo termine.

* il preferito dall’autore di questo articolo

Un elenco sicuramente impegnativo, considerato lo stato di partenza delle varie amministrazioni, ma certamente auspicabile, e la città di Barcellona, stando a quanto indicato da OSOR, è la prima nel mondo ad aver applicato il modello all’interezza dei propri sistemi.

L’obiettivo finale, che curiosamente dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi amministrazione, è evitare il vendor lock-in, ridurre la dipendenza dai big tech e garantire sostenibilità e scalabilità dei progetti.

In questo senso Barcellona vuole essere modello per le altre città e gli altri governi, avendo essa anche un ruolo centrale nella Cities Coalition for Digital Rights, una rete internazionale che comprende 60 città che collaborano per proteggere e promuovere i diritti digitali dei cittadini nell’era digitale.

Se state per andare a cercare nella lista, vi risparmio il disturbo, di città italiane ci sono solo Milano, Torino e Roma, ma è certamente un promettente inizio 🙂

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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