Insulti e minacce di morte per l’autore della modifica sulla verifica dell’età di Systemd, la sua prima patch!

In quello che a tratti dimostra di essere un mondo veramente tremendo, non ci si dovrebbe stupire più di nulla, e invece ogni volta, puntualmente, veniamo smentiti.

Il momento in cui uno sviluppatore riesce a farsi approvare la prima modifica all’interno di un progetto open-source è sempre il culmine di un lungo, e il più delle volte complicato, processo. Non è stato differente per Dylan Taylor, uno sviluppatore che è riuscito a contribuire ad un progetto molto importante quale è Systemd con la Pull Request #40954.

C’è però un problema: la patch a cui si riferisce la richiesta è quella relativa all’aggiunta del campo birthDate, destinato a contenere la data di nascita dell’utente e legato in maniera strettissima alla polemica relativa al controllo dell’età nelle distribuzioni Linux.

In un mondo normale, la questione si sarebbe affrontata con rispetto e lucidità, ascoltando le ragioni e ribattendo, magari con vigore, ma sempre rispettosamente. Il problema è che questo non è un mondo normale e, come ha raccontato Taylor in un’intervista rilasciata a IT’s FOSS, alla pubblicazione della patch sono seguiti insulti, meme di cattivo gusto in cui l’autore (che come molti ha pubblicato il proprio curriculum e foto sul proprio sito) viene preso pesantemente in giro e per finire anche minacce di morte.

Ora, se questo è il modo in cui le questioni, importanti o meno, vengono discusse all’interno delle community, non è difficile immedesimarsi in Taylor quando dice di “aver perso un po’ di fiducia nel mondo FOSS”.

Quello che doveva essere un momento celebrativo, ossia la prima patch accettata da un importante progetto, si è trasformato in un momento molto brutto, perché Taylor è stato costretto a disabilitare le Issue e le Pull Request sui suoi repository GitHub, che sono stati invasi da attacchi oltre che tecnici, anche personali.

Quanto sbagliato sia tutto questo non basterebbero cento articoli a dimostrarlo, ma è giusto ribadirlo con fermezza: se è così che le community pensano di risolvere i problemi siamo lontani anni luce dalla filosofia che ha reso il mondo FOSS un’utopia possibile.

L’articolo potrebbe finire qui, ma poi c’è la questione tecnica, e vale la pena spendere un paio di parole su quel campo, la cui validità è certamente discutibile e criticabile, ma sul quale Taylor ha un’opinione logica e lucida:

A common misconception about this change is that it introduces “age verification” to Linux. It doesn’t. None of the PRs I submitted involve ID checks, facial recognition, or third-party verification services. You can enter any value, including January 1st, 1900.

Un malinteso comune riguardo a questo cambiamento è che introduca la “verifica dell’età” in Linux. Non è così. Nessuna delle richieste di pull (PR) che ho inviato implica controlli dell’identità, riconoscimento facciale o servizi di verifica di terze parti. Puoi inserire qualsiasi valore, incluso il 1° gennaio 1900.

Certo, è tutto opinabile, così come le spiegazioni riportate nel blog post che motivano la scelta e cercano di evidenziare la differenza che c’è tra attestazione e verifica, due cose, a suo dire, molto differenti.

Ed aggiunge anche questo:

If all of the proposed PRs were merged, including the installer PRs and David Edmundson’s xdg-desktop-portal PR, here’s what would actually happen in practice: during installation you would put in a date, whether or not it was honest, and applications would get a signal saying “yes, this user is 18+.” The actual birth date would never be revealed to applications. That’s it. Nothing else would change.

Se tutte le richieste di pull proposte venissero accettate, incluse quelle per l’installer e la richiesta di pull di David Edmundson per xdg-desktop-portal, ecco cosa succederebbe effettivamente nella pratica: durante l’installazione inseriresti una data, che fosse vera o meno, e le applicazioni riceverebbero un segnale che dice “sì, questo utente ha più di 18 anni”. La data di nascita reale non verrebbe mai rivelata alle applicazioni. Questo è tutto. Nient’altro cambierebbe.

Discutibile? Sicuramente. Soprattutto nella parte relativa al “nient’altro cambierebbe“, ma molte sono le strade per affrontare la questione, e già stanno discutendo di inserire in fase di installazione un selettore della data che consenta di disabilitarla, ed il problema si potrebbe risolvere così.

Basterebbe imparare a discutere, magari di persona, magari senza sentirsi protetti da uno schermo e una tastiera.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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