
Viviamo in tempi strani.
È la seconda volta che nel giro di pochissimo mi trovo ad aprire un articolo con questa frase, ma ragazzi… Viviamo in tempi strani per davvero.
Avete presente OpenClaw, l’assistente cloud personale nato come Clawdbot di cui abbiamo raccontato le inquietanti proprietà ad inizio febbraio? Bene, su GitHub questo progetto ha superato, per numero di stelline (che potremmo considerare like, apprezzamenti, persone che lo sostengono), due progetti open-source di cui magari qualcuno di voi ha sentito parlare: React e Linux.
Ora, voi direte, “embé? Se è un buon software è normale abbia i riconoscimenti che merita”, ma concedetemi un ragionamento più ampio.
Vale la pena, grazie al sito www.star-history.com, dare un’occhiata alle tempistiche in cui il sorpasso è avvenuto, riassunte in questo grafico:

Quindi sì, le oltre 250 mila stelline del sorpasso sono state raggiunte in due mesi scarsi, dall’inizio del 2026.
L’esplosione nella popolarità di questo software, come prova a riassumere questo articolo di The New Stack, nasce dalla volontà degli utenti di avere un assistente AI personale. Non importa se ci sono rischi conclamati di sicurezza, quel che importa è poter avere un facilitatore che consenta di preservare il tempo a fare cose più utili.
Quali sono queste cose più utili? Poesie? Libri? Quelle maledette mail che bisogna saper scrivere senza fare errori grammaticali o di punteggiatura?
Vai a capire, ma non è questo il senso dell’articolo.
L’utilità degli strumenti dipende unicamente dall’uso che se ne fa, e non voglio certo aprire la discussione tra chi ritiene che il proprio LLM sia una “lei”, per giunta “cosciente” e chi, come Linus Torvalds, ritiene che l’AI non sia nient’altro che uno strumento, che non ci salverà dal cattivo codice nel Kernel Linux (avendo peraltro, e come al solito, ragione).
Il problema è cercare di sensibilizzare su come si stia perdendo di vista il valore reale delle cose, che ormai pare essere una questione unicamente di like, di stelline, di talent show (prepararsi a imbiaddare!!!).
OpenClaw esiste da due mesi e, secondo gli utenti, vale come il Kernel Linux, che da un trentennio regge le sorti del cloud.
C’è qualcosa che non va.
E per chiarire ulteriormente dove sto andando a parare, torna utile citare un interessante articolo di Dana Blankenhorn, dal titolo Fake Deals Create Fake Booms, il cui tema centrale è la bolla AI e tutto l’hype intorno a queste tecnologie, vendute come rivoluzionarie.
Fermo restando come le rivoluzioni vengano sempre nominate nella storia a posteriori, mai prima come sta succedendo con l’AI, il problema sono i fantastiliardi di investimento che le aziende stanno compiendo in questa economia circolare che alimenta se stessa, che l’autore dell’articolo riassume con una semplice parola: speculazione.
Una speculazione che arricchisce i soliti noti e che rischia di lasciare dietro di sé una scia distruttiva, la cui conta dei danni sarà incalcolabile.
Per rendere chiaro il punto di ciò che sta succedendo viene fatto un parallelo a prima vista distante, ma a voler ben vedere non così tanto, relativo all’acquisto di Warner Brothers da parte di Paramount.
Paramount mette sul piatto 110 miliardi di dollari (!) per lo studio Warner Brothers, la sua libreria cinematografica e un gruppo di reti via cavo e la CNN (ricorderete come Netflix, inizialmente interessata, si sia ad un certo punto chiamata fuori).
Gran parte del denaro di questo deal verrà dal debito, che pare si aggirerà sui 79 miliardi (!) con un tasso d’interesse quotato al 6,66%.
Ora, un bambino dell’asilo, così come una persona matura, a fronte di numeri come questi direbbe “ma voi siete matti, io non ci penso minimamente!”, eppure pare che il deal si faccia.
Cosa c’entra tutto questo con la bolla AI? A prescindere che dietro Paramount c’è David Ellison (figlio di un certo Larry, padrone di una certa Oracle), lo stesso tipo di “affare” sta avvenendo tra OpenAI (che ricorderete è entrata nella Linux Foundation), NVIDIA e Amazon.
Stiamo entrando, come cita Om Malik nella announcement economy, l’economia degli annunci, l’era delle speculazioni e delle promesse, ma non dei fatti. Insomma, stiamo assistendo a una partita di Monopoli, dove i soldi sono forse di carta, ma le persone che lavorano per le aziende coinvolte no.
Come conclude Blankenhorn:
I’ve written before about how certain that is, in the case of AI, which keeps promising stuff it can’t deliver. At some point, and we seem very near to that point, people stop believing, especially since the devil wants cash, not debt, and not promises, when it comes time to replenish his ammunition.
Ho già scritto in passato di quanto ciò sia certo, nel caso dell’IA, che continua a promettere cose che non è in grado di mantenere. Ad un certo punto, e sembra che siamo molto vicini a quel punto, la gente smette di crederci, specialmente perché il diavolo vuole contanti, non debiti e non promesse, quando si tratta di rifornire le sue munizioni.
Forse quindi il problema non è chiedersi se il proprio lavoro verrà rimpiazzato da una AI, quanto piuttosto se è giusto continuare ad alimentare l’hype che porta uno strumento in due mesi ad avere più stelline di Linux solo perché non si ha voglia di scrivere una mail in italiano.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.





















Lascia un commento