Il vero alleato dell’ascesa del desktop Linux è la Cina, che vuole sovranità tecnologica

Anche se il rischio di diventare noiosi è sempre dietro l’angolo, sono sicuro che quando si parla di diffusione del Desktop Linux i lettori di MMUL sono sempre sul chi va là, perciò, in aggiunta a quanto raccontato un paio di settimane fa, quando ci eravamo divertiti a mettere insieme una serie di segnali che sembravano dare nuova linfa all’Anno Del Desktop Linux™, ecco arrivare dalla Cina un altro tassello piuttosto interessante.

Come racconta ZDNet, il governo cinese starebbe accelerando l’abbandono di Windows 10 in alcune organizzazioni statali, spingendo verso sistemi operativi Linux sviluppati localmente. Una decisione che, evidentemente, non nasce dalla voglia di avere un desktop più piacevole o da qualche particolare simpatia per il Pinguino: in questo caso la parola chiave è sovranità tecnologica.

La Cina vuole ridurre la propria dipendenza dalle tecnologie straniere e, nel caso dei sistemi operativi, Linux offre una caratteristica piuttosto difficile da replicare con una piattaforma proprietaria: è una base aperta sulla quale è possibile costruire un ecosistema completamente autonomo.

Ed è quello che sta succedendo da tempo con progetti come Kylin, UOS e openKylin, che possono utilizzare Linux come fondamento per realizzare sistemi operativi pensati per il mercato e le esigenze cinesi.

Come sempre, tenete in fresco lo champagne: sarebbe infatti sbagliato trasformare questa notizia in “la Cina passa a Linux“. Windows continua a dominare anche il mercato desktop cinese, così come continua a dominare buona parte del mercato mondiale.

Non è una rivoluzione, ma forse è proprio questo il punto.

Linux non ha bisogno di sostituire Windows su ogni computer per diventare sempre più importante nel mondo desktop. Può crescere perché viene scelto dagli utenti, perché diventa interessante per il gaming, perché gli sviluppatori lo utilizzano, perché sempre più software viene portato sulla piattaforma e, contemporaneamente, perché governi e aziende lo considerano una base tecnologica sulla quale costruire la propria indipendenza.

Sono fenomeni diversi, con motivazioni completamente diverse, che però finiscono per produrre lo stesso risultato: un ecosistema Linux più grande, più maturo e soprattutto più difficile da ignorare.

E questo rende la vicenda cinese particolarmente interessante se la mettiamo accanto ai segnali di cui parlavamo nel precedente articolo.

Perché forse la domanda non dovrebbe più essere “quando Linux supererà Windows sul desktop?“, ma “quanto può ancora crescere Linux prima che smettiamo di considerarlo un’alternativa?“.

Perché se anche la Cina sta investendo su Linux come pezzo della propria strategia tecnologica, mentre contemporaneamente il Pinguino guadagna terreno in ambiti come gaming, sviluppo e cloud, forse il 2026 non sarà davvero l’Anno Del Desktop Linux™ nel senso che abbiamo immaginato per vent’anni.

Potrebbe essere qualcosa di più interessante: l’anno in cui abbiamo iniziato ad accorgerci che Linux, semplicemente, non è più soltanto l’alternativa a Windows.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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