
Al Signor Rocky Linux, al secolo Gregory Kurtzer, tutti noi del mondo open-source dobbiamo molto. Anzitutto è lui che, insieme a poche altre persone, ha creato CentOS: una distribuzione che, per quanto oggi possiamo considerare estinta, ha certamente rivoluzionato il modo in cui l’enterprise si è sempre posto nei confronti di Linux.
Ma non solo.
Ricorderete che con la “chiusura” di CentOS e la fondazione di Rocky Linux, Kurtzer è stato in grado di fornire continuità a tutte quelle aziende “lasciate a piedi” dalla scelta di business di Red Hat. Certo, oggi ci sono anche altre alternative come AlmaLinux, ma il punto è che di lavoro per l’open-source Kurtzer ne ha fatto tanto.
Citiamo tutto questo oggi perché leggendo le notizie che un po’ ovunque, vedi ad esempio It’s FOSS, rimbalzano sul web a proposito di Ginux, il nuovo progetto del creatore di Rocky Linux, una domanda che sorge spontanea: anche questo è un progetto per cui dovremmo sentirci grati al buon Gregory?
Partiamo dall’inizio: cos’è Ginux?
Si tratta di un Kernel x86-64 che prova ad offrire un ambiente compatibile con i programmi Linux. Gestisce memoria, processi, scheduling, filesystem, rete e dispositivi. Ora, la cosa particolare è che Ginux non è un fork di Linux: il progetto dichiara di implementare le componenti descritte autonomamente, ex novo, da zero.
Questo significa che offre una parte della Linux ABI (Linux Application Binary Interface, ricorderete la compatibilità ABI di AlmaLinux ad esempio), cioè l’interfaccia attraverso cui i programmi comunicano con il Kernel, comprese le system call.
Insomma, Ginux è stato creato per eseguire gli stessi binari di Linux, senza ricompilarli.
Kurtzer ha dimostrato l’avvio di un ambiente Rocky Linux 10 che arriva fino a systemd ed al target multi-user.target, oltre che il funzionamento di alcuni programmi di Alpine Linux, inclusi componenti basati su musl e BusyBox, quindi ambienti Linux usati in genere per la loro leggerezza.
Fin qui il progetto. Ciò che rende però interessante la domanda riportata sopra sono i suoi presupposti e come questo è stato creato.
Kurtzer ha dichiarato che il progetto è composto da circa 139.000 righe di codice di implementazione e test, corrispondenti a 1.000 commit, realizzati in 11 giorni di lavoro.
Capirete come ormai nessuno sia così ingenuo da pensare che per 11 giorni Kurtzer non abbia dormito, lavorando alacremente sul progetto per arrivare a un risultato condivisibile con la community. Ed infatti il tutto è stato realizzato con un agente Codex persistente. L’architettura, i vincoli e i criteri di verifica erano diretti dall’essere umano.
Si capisce quindi che Ginux è sostanzialmente un Proof of Concept, senza alcuna intenzione di sostituire Linux, ma che vuole dimostrare quanto possa fare un esperto di sistemi operativi usando un agente AI.
Kurtzer ha chiamato il suo approccio HDAE (Human-Directed Agentic Engineering) in cui, in sostanza:
- l’essere umano progetta l’architettura, definisce vincoli e obiettivi e stabilisce i criteri di accettazione;
- l’agente AI scrive il codice, compila, testa, individua errori e corregge;
- l’essere umano supervisiona il risultato.
Leggendo le sue dichiarazioni a proposito del progetto si capisce come la volontà sia quella di dimostrare che l’AI può essere utilizzata per costruire progetti grandi e complessi attraverso HDAE e che nel software il vero valore non è necessariamente il codice, ma l’ecosistema che gli sta intorno.
E forse le discussioni intorno a questo PoC dovrebbero ruotare proprio intorno a quest’ultimo concetto: qual è il vero valore del software nell’anno del Signore 2026?
A voi la parola!
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.





















