I nuovi repository di AlmaLinux per la compatibilità ABI con RHEL e la nuova modalità di test dei pacchetti

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Quando pochi giorni fa abbiamo raccontato della costituzione di OpenELA, l’associazione creata da CIQ, SUSE e Oracle per la condivisione dei sorgenti RHEL compatibili, abbiamo anche aggiunto come nell’associazione mancasse (almeno per il momento) un nome illustre, quello di AlmaLinux.

Capire se prima o dopo anche AlmaLinux diventerà parte di OpenELA al momento non è possibile, anche perché da ambo le parti nessuno si è ancora pronunciato, ma un ragionamento in questo senso lo si può certamente fare.

Se infatti OpenELA è stata costituita dai suoi creatori come un bacino comune per accedere agli stessi sorgenti sostanzialmente come prima, non andando quindi a modificare l’aspetto “clone di RHEL” delle distribuzioni chiamate in causa, AlmaLinux ha fatto una scelta diversa decidendo di non essere più un clone 1:1 di RHEL, bensì ABI (Application Binary Interface) compatibile.

Questa scelta ha comportato modifiche nel workflow di produzione della distribuzione e ne abbiamo raccontato un esempio parlando di Zenbleed e di come le nuove patch in AlmaLinux senza RHEL venissero ora applicate.

Ad oggi altre situazioni simili si sono create, vedi quella relativa alla CVE-2023-20569 che il progetto AlmaLinux ha gestito in autonomia, invitando gli utenti a testare i pacchetti descrivendo nel dettaglio la procedura all’interno del proprio blog.

Nel frattempo le cose si sono evolute ulteriormente all’interno del progetto, arrivando alla presentazione, la scorsa settimana, di due nuovi repository:

  • Testing repository (dnf install -y almalinux-release-testing) per i pacchetti che necessitano di ulteriori test prima di essere rilasciati.
  • Synergy repository (dnf install -y almalinux-release-synergy) per tutti quei pacchetti che non sono ancora presenti in RHEL o EPEL, ma sono comunque stati richiesti dalla community. Nel momento in cui questi diventano poi parte di EPEL, allora verranno rimossi da Synergy, onde evitare inutili repliche.

Entrambi i repository sono quindi pensati per ingaggiare la community e fare in modo che tutti possano offrire il proprio contributo in termini di test.

Chiudiamo con due riflessioni, la prima delle quali relativa alla credibilità: il progetto sta mantenendo quanto detto in seguito all’annuncio di Red Hat, tanto sulla volontà di andare avanti, quanto sul fatto che la scelta non peserà sul futuro del progetto. Cosa non banale in un’epoca di tante parole e pochi fatti.

La seconda riflessione è relativa alla millantata, da parte di Red Hat, assenza di contributi da parte delle distribuzioni così definite “clone”. Tutte le mosse messe in pratica da AlmaLinux dimostrano l’esatto contrario: AlmaLinux è un progetto vivo e partecipato che vive di vita e contributi propri, che vengono girati poi alla community.

Cosa piuttosto sensata quando si parla di open-source.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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