Cos’è successo nel progetto Debian per far dimettere insieme gli unici 3 maintainer del Data Protection Team?

Quante volte abbiamo scritto Sovranità Digitale nel 2026? Troppe? Fidatevi, sono troppo poche. Più andremo avanti e più ci renderemo conto che ogni tema è intrecciato con la Sovranità Digitale, dal supporto delle grandi aziende ai clienti fino alle ambizioni USA sulla Groenlandia.

È tutta una questione di gestione dei dati, di dove stanno e chi li gestisce. Ogni progetto che si rispetti ha team dedicati al tema e non fa eccezione Debian, che ha creato il Data Protection Team con l’intento di garantire che i dati personali trattati dal progetto siano gestiti correttamente e nel rispetto delle normative sulla privacy, in particolare del GDPR.

Il Data Protection Team è il punto di riferimento per le richieste degli utenti sui propri dati (accesso, modifica o cancellazione), supervisiona il modo in cui i vari servizi Debian trattano le informazioni personali e supporta i team interni nel progettare servizi conformi alle regole sulla protezione dei dati. In caso di violazioni, coordina la gestione degli incidenti e le eventuali comunicazioni necessarie.

In sostanza, svolge il ruolo di garante della privacy all’interno di un progetto complesso e distribuito come Debian.

Il Data Protection Team è diventato protagonista di un recente messaggio pubblicato da Andreas Tille (attuale Debian Project Leader), un messaggio in modalità “Call for volunteers” alla disperata e urgente ricerca di volontari che possano ripopolare il team in questione che al momento risulta vuoto.

Infatti in un solo momento tutti i tre membri esistenti, Jonathan McDowell (noodles), Tollef Fog Heen (tfheen) e Matthew Vernon (matthew) si sono dimessi. Una scelta precisa ed un messaggio forte che gli ex membri del team hanno voluto dare alla community, come spiegato nel messaggio:

Despite a constructive discussion at Debconf this year, no-one has come forward to join the Data Protection Team, and the existing team have all resigned.

Nonostante una discussione costruttiva avvenuta quest’anno alla Debconf nessuno si è fatto avanti per diventare parte del Data Protection Team e quindi i membri attuali si sono tutti dimessi.

La problematica è urgente in special modo proprio per Tille, poiché ogni tipo di richiesta a tema protezione dei dati viene scalata su di lui, che è l’attuale Debian Project Leader, le cui incombenze sono già, per usare un eufemismo, piuttosto ampie.

Al momento non risulta che altri volontari si siano proposti, pertanto la situazione è ancora in stallo, ma è certamente una vicenda preoccupante che solo gli stolti possono liquidare con un “che sarà mai, hai voluto essere Debian Project Leader? Fatti tuoi”.

Per quanto il lavoro del Data Protection Team possa costituire qualcosa di marginale rispetto alle esigenze di un progetto grande come Debian, va ricordato come chiunque vi contribuisca lo faccia su base volontaria, investendo il proprio tempo libero a favore del progetto. Ed il tempo, la merce più preziosa della nostra vita, qualcuno potrebbe scegliere di investirlo altrove se si sente a rischio burnout.

Sarà un attimo poi passare dal chiedere “ma quando esce la prossima release di Debian?” a “uscirà mai una nuova release di Debian?”.

Troppo drammatico?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

Una risposta a “Cos’è successo nel progetto Debian per far dimettere insieme gli unici 3 maintainer del Data Protection Team?”

  1. Avatar JustATiredMan
    JustATiredMan

    Il problema è che i tempi pioneeristici sono finiti da un pezzo.
    Debian (come altri) nato come progetto volontario estemporaneo di un singolo, in tempi in cui linux era poco più di un giocattolo, è diventato una cosa enorme che fa girare "robe" in giro per il mondo. Diventando il progetto enorme, e linux diffuso ovunque, si scontra con esigenze e regolamenti che non erano forse nemmeno presenti al suo debutto.
    Per gestire questi (e altri) problemi, serve gente con un certo skill e a tempo pieno e quindi pagati per farlo. Purtroppo stiamo raggiungendo il limite del free/open-source.
    Forse dovremmo accettare tutti di pagare qualcosa ad ogni download o ogni installazione che diventi "produttiva"… Non dico licenze annuali o esose alla microsoft, ma quanto meno qualcosa che consenta al progetto di continuare ad esistere.

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