
All’inizio di questo mese di marzo è arrivata una notizia dagli Stati Uniti che, visto il complicato momento storico, avrebbe tranquillamente potuto passare inosservata, ma che in realtà ha scatenato una vera e propria mobilitazione nelle community open-source e specificamente presso quanti si occupano di distribuzioni Linux.
La questione è ben riassunta da questo articolo di The Register, dal titolo “US state laws push age checks into the operating system“, che fa riferimento a una proposta dello stato statunitense della California che recita in breve:
This bill, beginning January 1, 2027, would require, among other things related to age verification with respect to software applications, an operating system provider, as defined, to provide an accessible interface at account setup that requires an account holder, as defined, to indicate the birth date, age, or both, of the user of that device…
A partire dal 1° gennaio 2027, questo disegno di legge richiederà, tra le altre cose relative alla verifica dell’età per quanto riguarda le applicazioni software, che un fornitore di sistemi operativi, come definito, fornisca un’interfaccia accessibile in fase di configurazione dell’account che richieda al titolare dell’account, come definito, di indicare la data di nascita, l’età, o entrambe, dell’utente di quel dispositivo…
Ora, tralasciando per il momento le questioni morali relative ad una scelta simile, per quanto concerne il tema di questo blog la questione è molto semplice: se per i sistemi operativi di casa Microsoft e Apple il problema non si pone, poiché già da tempo prevedono che associata ad una installazione vi sia la configurazione di un account (e quindi la raccolta dei dati personali, comprensivi di data di nascita), si fa in fretta a capire come per le distribuzioni Linux la questione sia totalmente differente.
Se ne sono accorti subito presso System76, l’azienda che produce PC montando Linux come sistema operativo predefinito, il cui CEO Carl Richell, riporta sempre The Register, si è impegnato in prima persona per cercare di dirimere la questione:
Today, I met with Colorado Senator Matt Ball, co-author of Colorado OS Age Attestation Bill SB26-051.
Sen. Ball suggested excluding open source software from the bill. This appears to be a real possibility.
Amendments are expected for the CA age attestation bill. It’s my hope we can move fast enough to influence excluding open source in the CA bill amendments.
No illusions, it’s an uphill battle, but we have an open door to advocate for the open source community.
Oggi ho incontrato il senatore del Colorado Matt Ball, co-autore del disegno di legge del Colorado sull’attestazione dell’età per i sistemi operativi, SB26-051.
Il senatore Ball ha suggerito di escludere il software open source dal disegno di legge. Questa sembra essere una possibilità concreta.
Sono previsti emendamenti per il disegno di legge californiano sull’attestazione dell’età. La mia speranza è che possiamo muoverci abbastanza rapidamente da influenzare l’esclusione dell’open source negli emendamenti del disegno di legge californiano.
Non mi faccio illusioni, è una battaglia in salita, ma abbiamo una porta aperta per difendere gli interessi della comunità open source.
Ma la voce di Richell non è certamente la sola del mondo open-source a ritenere che questa sia una cattiva, cattiva idea.
Il blog 9to5Linux ha affrontato la questione citando una patch proposta al sistema DBUS di Linux che includa la verifica dell’età, proposta dallo sviluppatore Aaron Rainbolt sulla Ubuntu mailing list a cui Canonical ha risposto con le parole di Jon Seager, VP Engineering:
Canonical is aware of the legislation and is reviewing it internally with legal counsel, but there are currently no concrete plans on how, or even whether, Ubuntu will change in response, the recent mailing list post is an informal conversation among Ubuntu community members, not an announcement. While the discussion contains potentially useful ideas, none have been adopted or committed to by Canonical.
Canonical è a conoscenza della legislazione e la sta esaminando internamente con i propri consulenti legali, ma al momento non ci sono piani concreti su come, o addirittura se, Ubuntu cambierà in risposta a ciò. Il recente post sulla mailing list è una conversazione informale tra i membri della comunità di Ubuntu, non un annuncio ufficiale. Sebbene la discussione contenga idee potenzialmente utili, nessuna è stata adottata o approvata da Canonical.
Ed ovviamente discussioni similari sono in corso nelle community di Fedora e di Linux Mint e non solo. C’è chi, come gli sviluppatori del sistema operativo MidnightBSD hanno deciso, esplicitandolo nella licenza, di vietare l’uso del loro sistema nello stato californiano.
E non finisce qui, Hayley Tsukayama, il Director of State Affairs della Electronic Frontier Foundation (EFF) oltre a segnalare come da tempo la fondazione si sia schierata contro i controlli sull’età in generale su internet, fornisce anche un punto di vista tecnologico sulla problematica, dicendo che al momento molte delle tecnologie richieste per la verifica nemmeno esistono:
Such poorly thought-out mandates, in truth, cannot achieve the purported goal of age verification. Often, they are easy to circumvent and many also expose consumers to real data breach risk.
These burdens fall particularly heavily on developers who aren’t at large, well-resourced companies, such as those developing open-source software. Not recognizing the diversity of software development when thinking about liability in these proposals effectively limits software choices — and at a time when computational power is being rapidly concentrated in the hands of the few. That harms users’ and developers’ right to free expression, their digital liberties, privacy, and ability to create and use open platforms…
Rather than creating age gates, a well-crafted privacy law that empowers all of us — young people and adults alike — to control how our data is collected and used would be a crucial step in the right direction.
Tali imposizioni, concepite in modo poco ponderato, in realtà non possono raggiungere il presunto obiettivo della verifica dell’età. Spesso sono facili da aggirare e molte espongono anche i consumatori a un rischio concreto di violazione dei dati.
Questi oneri ricadono in modo particolarmente pesante sugli sviluppatori che non fanno parte di grandi aziende con molte risorse, come ad esempio coloro che sviluppano software open-source. Non riconoscere la diversità dello sviluppo software quando si considera la responsabilità in queste proposte, di fatto limita le scelte software — e in un momento in cui la potenza di calcolo si sta concentrando rapidamente nelle mani di pochi. Ciò danneggia il diritto alla libera espressione degli utenti e degli sviluppatori, le loro libertà digitali, la privacy e la capacità di creare e utilizzare piattaforme aperte…
Piuttosto che creare barriere per l’età, una legge ben formulata sulla privacy che dia a tutti noi — giovani e adulti — il potere di controllare come i nostri dati vengono raccolti e utilizzati sarebbe un passo cruciale nella giusta direzione.
Insomma, è una vera e propria bomba che rischia di esplodere sulle teste di quanti sviluppano open-source, in particolare le distribuzioni Linux.
Ma la verifica dell’età sarà imposta sempre più anche in altri contesti.
In Italia ad esempio avrebbe dovuto essere obbligatorio dal 2026 dichiarare la propria età per accedere ai siti per adulti, ma la cosa pare essere stata adottata solo da alcuni, e non paiono esserci obblighi o punizioni in merito. Che dire poi a proposito di quanto scrive la Free Software Foundation relativamente a Discord, che adotta questa misura poco apprezzata (eufemismo), per garantire sicurezza nella fruizione dei contenuti raccogliendo però quintalate di dati personali?
Il 2027 è praticamente domani, ed il dubbio che ci stia andando ad infilare in un’era fatta di pseudo controlli che fanno stare tranquilli i governanti, ma non risolvono i problemi per cui sono stati pensati è decisamente persistente.
La speranza, in questo caso che la saggezza trionfi, è l’ultima a morire, ma l’orizzonte non pare molto sereno al momento.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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