
Lo spunto per questo articolo nasce dalla richiesta di aiuto che il progetto Gentoo, una delle più longeve e particolari distribuzioni Linux, ha recentemente pubblicato sui propri canali. Fare open-source non è una cosa semplice, ed un progetto come Gentoo basa ampiamente la propria capacità produttiva su quelle che sono le donazioni dei privati e, soprattutto, delle grandi aziende.
Il post del 7 ottobre ha però dei contorni poco piacevoli:
Gentoo Linux is made possible by many community donations and sponsors, together with the enthusiastic work of our developers. Unfortunately, this year several long-running sponsors were unable to continue their prior support, and at the moment we are looking for replacements.
Gentoo Linux è reso possibile da molte donazioni e sponsor della community, insieme al lavoro entusiasta dei nostri sviluppatori. Sfortunatamente, quest’anno diversi sponsor di lunga data non sono stati in grado di garantire nuovamente il loro supporto, e al momento siamo alla ricerca di sostituzioni.
Quindi, se da un lato per un progetto open-source come Gentoo, la richiesta di aiuto è qualcosa di assolutamente normale, il problema in questo caso è molto più profondo, perché sono le conferme dei vecchi sponsor a mancare.
Il problema ulteriore è che pare, purtroppo, che quello di Gentoo non sia un caso, e che forse siamo di fronte ad un trend.
Ci sono due notizie distinte pubblicate da It’s FOSS che raccontano storie simili. Si parte con DigitalOcean, che ha chiuso il programma open-source credits, questo forniva crediti cloud ai progetti open-source, e la società ha interrotto adesioni e rinnovi. La vicenda è emersa attraverso comunicazioni ricevute dai maintainer, fra cui quelli di Node.js e Pidgin. Anche se la discussione dei maintainer di Node.js su GitHub ha portato ad un riavvicinamento, il problema sussiste. Leggi: il rubinetto è stato chiuso.
L’altra notizia riguarda le restrizioni introdotte da Google al programma di bug bounty open-source, dove i premi e i criteri dell’Open Source Software Vulnerability Reward Program (OSS VRP) sono stati rivisti, per non dire proprio rimossi.
Se si incrociano queste notizie con quelle simili dello scorso anno, vedi il mese di settembre nell’articolo “Who’s funding open-source in 2025?” in cui Elio Struyf raccontava dell’interruzione del programma Azure Sponsored Subscriptions per i maintainer open-source dall’inizio settembre 2025, oppure la scelta di poco precedente (agosto 2025) in cui la Python Software Foundation ha sospeso per il resto del 2025 il proprio programma di grant dopo aver esaurito il budget annuale. Nota, per grant si intende un finanziamento economico concesso a progetti e iniziative legati all’ecosistema Python (per esempio sviluppo, documentazione, eventi e formazione).
Insomma, c’è un trend, ed un trend tutt’altro che rassicurante, tanto per i maintainer open-source attuali, quanto per chi ha intenzione di impostare la propria carriera sull’open-source.
Prima però di pensare che sia finita per l’open-source, vale la pena fare un ragionamento ed entrare nel merito delle ragioni delle varie sospensioni per identificare due principali casistiche:
La prima è quella dei progetti che hanno visto un’invasione di segnalazioni generate mediante AI (il caso di Google) in cui, pensandoci, è perfettamente logico pensare che le aziende vogliano cambiare la modalità ed evitare di erogare “soldi facili”. È però la seconda casistica ad essere preoccupante. Tolto il discorso DigitalOcean citato in apertura, e tolte le scelte di Microsoft descritte poco fa, ricorderete di Equinix, che aveva sospeso le sponsorizzazioni ad Alpine e X.Org, oppure di Intel, con la fine di Clear Linux OS, i licenziamenti e i driver orfani.
Sebbene alcune distinzioni potrebbero essere fatte anche in questo secondo ambito è indubbio come molti stiano rivedendo i propri piani a proposito dei soldi elargiti in forma di sostegno.
In conclusione, due pensieri positivi, anche se forse è azzardato definirli “positivi”, diciamo due riflessioni realiste, come piace a noi dell’open-source che diciamo da sempre “talk is cheap, show me the code!“. Il primo pensiero è che, purtroppo, non è solo il mondo open-source a risentire di questa spending review, quanto piuttosto l’intero mondo. Non sono tempi facili e per quanto creda poco nel mal comune, mezzo gaudio, evitiamo di farci cogliere dalla sindrome di Calimero.
Il secondo pensiero è, se possibile, ancora più spietato per certi versi, e più che un pensiero è una domanda, con la quale chiudo questo articolo: c’è stata un’epoca storica in cui è stato facile fare open-source?
Io non la ricordo, e mi è sempre andato bene così.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.



















