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I servizi gratuiti di AWS, Azure e Google Cloud

Spesso parliamo di cloud,  delle sue possibilità (e dei suoi limiti), e della facilità di utilizzo. Gli attori che vendono questa tecnologia sono sempre grandi aziende, tanto che (al momento) i prodotti in competizione sono AWS (Amazon Web Services) di Amazon, Azure di Microsoft e Google Cloud di (!) Google. Avrete notato che i nomi sono quelli più grandi di internet, tanto che all’appello manca giusto giusto Facebook.

I servizi sono in vendita, ma forse pochi sanno che sono disponibili delle iscrizioni gratuite, che mettono a disposizione gli stessi servizi ma limitati (talvolta molto ) nell’uso.

  • Google Cloud

Fino a poco fa la formula offerta era solo quella della prova gratuita per qualche tempo prima dell’acquisto, ma ormai anche Google ha un’offerta completamente gratuita.
La lista di prodotti compresa nell’offerta è molto ampia, e spazia dalla pura potenza di calcolo allo storage, dai container alle macchine virtuali, dalla creazione di applicazioni online alla banda per pubblicarle, dalla sintesi vocale al riconoscimento vocale. Insomma, un piccolo parco giochi per sviluppatori.
Le notizie brutte sono principalmente due: la prima è che l’offerta è pensata per i residenti USA, in quanto alcune funzioni (banda, storage) sono disponibili solo in Nord America. La seconda è che le limitazioni sono piuttosto restrittive, con le risorse condivise tra tutti gli usi disponibili.

  • AWS

Amazon è stato il primo grande operatore commerciale del cloud, con datacenter che offrissero sistemi a livello globale. L’offerta gratuita risulta più limitata di quella di Google, non prevedendo alcune funzioni, macchine virtuali comprese; anche i limiti operativi generali risultano un po’ più restrittivi. In compenso non ci sono limitazioni (o favoritismi) di carattere geografico, e sono comprese 1 milione di richieste AWS Lambda al mese. AWS Lambda è una delle tecnologie proprie di Amazon davvero interessanti: permette di eseguire del codice lasciando che sia l’infrastruttura stessa ad instanziare un container per l’esecuzione e cancellarlo appena dopo. Permette anche di adattarsi alle richieste, instanziando anche centinaia container (e quindi esecuzioni) in contemporanea. Manca completamente la banda esterna, quella necessaria a dare un accesso pubblico alle applicazioni sviluppate con questa tecnologia.

  • Azure

Microsft è entrata nell’arena piuttosto tardi, ma si data tanto da fare da aver recuperato tutto il terreno perso
L’offerta gratuita prevede la possibilità di usare l’Azure Active Directory, un meccanismo di autenticazione integrato col quale gestire account ed accesso ai servizi e file in maniera centralizzata. Sono disponibili una serie di strumenti adatti allo sviluppo delle applicazioni, comprese le reti neurali di Azure Machine Learning Studio.
Anche in questo caso le limitazioni sono molte, compresa una molto curiosa: non c’è limite nel numero di reti virtuali che si possono creare, ma si paga il traffico generato dalle stesse.

Per altre informazioni vi rimandiamo a questo articolo (in inglese).

Le offerte, si vede, non sono adatte ad un uso in produzione, ma permettono di valutare e studiare le tecnologie disponibili; sicuramente per gli sviluppatori, o anche solo per i curiosi, queste sono però delle opportunità preziose per conoscere e capire senza dover spendere nulla. E questo ci piace. 🙂