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Il futuro di Ubuntu, ora che Canonical ha abbandonato Unity, quale sarà?

La notizia è ormai nota a tutti e ne abbiamo parlato sul portale in maniera approfondita: Canonical ha abbandonato Unity, il suo distintivo ambiente grafico auto prodotto e pensato per la convergenza, in favore di GNOME.

La cosa su cui è necessario riflettere a questo punto è: cosa succede ora? Già, perché se è vero che lo spin (o flavor [o variante, che dir si voglia]) Ubuntu GNOME fluirà nella distribuzione ufficiale, sono in molti a domandarsi se sarà tutto così semplice… Nella fattispecie: Ubuntu cesserà di esistere come distribuzione per le masse? Perché l’intento di Shuttleworth è soci è palese: ottimizzare i costi e rendere Canonical una società produttiva, cosa che, stando ai dati pubblici forniti, non è mai stata.

Scott Gilbertson di Register.com riflette sulla questione e fornisce un messaggio volto a tranquillizzare tutti: dice infatti tranquilli, Linux è già stato qui! L’autore analizza i potenziali scenari post-Unity citando cosa è successo in precedenza a Red Hat, che chiusa la sua distribuzione in favore della versione Enterprise creò Fedora, e SUSE che a sua volta creo il progetto openSUSE appositamente per farvi confluire gli sforzi della community.

Sarà questo il destino di Ubuntu?

In tutta onestà non credo Canonical produrrà una distribuzione enterprise, rilasciando quindi per la community una sorta di openUbuntu, ma non credo nemmeno che questa mossa cambierà troppe carte in tavola riguardo alla distribuzione in sé. E’ vero che l’obiettivo è quello di ottimizzare i costi, è vero che esisterà solo GNOME come ambiente grafico ufficiale, ma vien da sé che la natura di Ubuntu si è sempre differenziata dalle “concorrenti”. Già oggi infatti è possibile acquistare i servizi professionali legati a Ubuntu da Canonical e già oggi esiste Ubuntu Server, che si differenza dalla versione desktop proprio per l’approccio enterprise. Quindi se di cambiamenti sostanziali ne avverranno, questi non riguarderanno il modo in cui Ubuntu sarà fruibile agli utenti.

Alla fine peraltro, se le lamentele per la rimozione di Unity sono state molto meno delle urla di gioia, qualcosa vorrà pur dire.

Molto rumore per nulla quindi? Staremo a vedere!

  • Kim Allamandola

    Personalmente la vedo come una sconfitta “dell’innovazione”: Unity non ha inventato granché di nuovo sul piano concettuale ma ha saputo capire un certo trend e svilupparlo.

    Ben prima di Unity quanti utenti FOSS in genere avevano una dock, prima in basso ma poi spostata a dx o sx man mano che gli schermi passavano da 4:3 a 16:10 a 16:9? Quanti di noi gradivano le “sidebar” delle applicazioni che le offrivano per guadagnare spazio verticale? Quanti usavano launchers sul modello “scrivi&batti invio” vs il modello menu? Unity è andata oltre: ha dato i menu integrati nella barra alta prima, quella del titolo dopo, ha creato l’HUD, naturale evoluzione del passaggio da “menu” a “ricerca” ecc Il tutto non per un’élite ma per tutti, dall’élite all’utente niubbo, con defaults ragionevoli, comodità varie, zucchero grafico ecc.

    Molti altri c’han provato nella storia, molti andando anche assai oltre (per es. le GUI testuali di Plan9/Rio) ma non son riusciti per un motivo od un altro a sfondare. Ubuntu lo ha fatto. Molti di noi che all’uni giocavano su qualche distro o os source-based al lavoro passavano tappandosi il naso a RH, con qualche sofferenza a Debian o magari a qualche unix proprietario. Ubuntu ha sfondato anche qui: dal desktop al server, defaults comodi, repo comodi, sistema con meno bachi di quasi tutti gli altri, politiche di aggiornamento comode ecc. Han fatto qualche errore certo, ma son riusciti ad essere un OS “quasi” universale.

    Il problema è arrivato quando han tentato il “percorso di moda” con Unity8 basandosi su tecnologie poco digeribili (seriamente chi ha sviluppato una GUI complicata in QML e non ne è uscito pazzo? Avrebbero avuto migliori probabilità appoggiandosi sulle SDL o magari su Kivy) e prendendo lo stile attuale di software mastodontici sviluppati in stile “guida manageriale” e si son bruciati.

    Per me personalmente sto valutando il passaggio ad Arch, Ubuntu comincia ad aver troppi bachi, non al livello di RH ma ci si avvicina IMVHO, solo non so come mantenere, con Arch, install gestibili fuori dal personale, manca un FAI, manca un supporto binario che non costringa a tener muletti per compilare ed altri per testare il compilato, manca un accrocchio mostruoso ma usabile come MAAS… Cmq temo che in futuro visto l’andazzo se si vorrà veramente “lavorare pulito” si dovrà tornare alle soluzioni caserecce cercando “soluzioni” leggere e facilmente scriptabili, posto di avere il tempo per fare e tenere tutto ciò… Non la vedo proprio bene ‘somma…