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OpenSource e Gaming: un connubio impossibile?

Il messaggio di Rich Geldreich, responsabile di diversi progetti Linux legati ad OpenGL oltre che ex dipendente Unity e Microsoft, è arrivato inaspettato:

I gave away crunch, which was a mistake overall. Companies now take it for granted. Think twice before open sourcing your work

Ho dato via crunch, ed alla fine è stato un errore. Ora le aziende lo danno per scontato. Pensateci due volte prima di rendere il vostro lavoro Open Source

Come racconta Phoronix, queste affermazioni hanno scatenato un acceso dibattito.

Crunch è una libreria di compressione e trascodifica sviluppata appunto da Geldreich, ed il fatto che oggi lui si dica pentito di averla “liberata” la dice lunga sullo stato generale di questo tipo di sviluppi. Anche perché, come lo stesso autore ribadisce:

I say this publicly because we’ve been talking to several well-known devs who also open sourced their earlier work and now regret it. I’m not the only one.

Lo dico pubblicamente perché abbiamo parlato con diversi e conosciuti sviluppatori che hanno reso open source i loro precedenti lavori per poi pentirsene. Non sono il solo.

Questo pentimento viene poi motivato attraverso diverse ragioni: chi attribuisce poco valore al prodotto stesso, chi ha cercato di “rubare” l’idea spacciandola per propria e via dicendo (qui i tweet relativi all’argomento).

La questione però rimane: conviene liberare un lavoro che potrebbe essere importante fonte di reddito? Prima di dire “Sì” a prescindere pensate questo: se fosse il vostro lavoro ad essere utilizzato da decine di aziende senza che veniate in alcun modo gratificati o valorizzati?

È certamente lodevole pensare di voler condividere con il mondo il proprio operato contribuendo al progresso generale, ma di ideali… Si campa?

  • Paolo La Manna

    Beh secondo me il problema più grande è la retribuzione di questi progetti (che non è nulla di impossibile, infatti se fosse così non esisterebbe nemmeno Red Hat per dire). Tolto questo problema sulla retribuzione si può anche fare un software in ambito videoludico, e renderlo Open Source.

    Tutte le licenze FLOSS vietano l’applicazione di Royalties e tasse in esse, ma non vieta assolutamente il fatto di commercializzare un software o di richiedere la giusta retribuzione per il supporto.
    Secondo me, questo problema può essere arginato creando una licenza creata appositamente per questa evenienza e dalla capacità del soggetto in questione che sviluppa software.

  • Simone

    Il problema è che Red Hat o Canonical o aziende simili vengono pagate da altre aziende che preferiscono comprare un servizio di assistenza che garantisca che il loro sistema open source e completamente gratuito funzioni sempre bene. Per gli sviluppatori è ben diverso: han dato via del lavoro intellettuale e le aziende che lo sfruttano hanno spesso, nel loro organico, individui che possono gestire quel prodotto, quindi non comprano l’assistenza di chi l’ha creato. Purtroppo il mondo del FOSS è tutt’altro che perfetto, e poco si adatta agli schemi dei liberi mercati.

  • Paolo La Manna

    Quello di Red Hat è un esempio.
    Se una software house sviluppa titoli Open Source, l’utente deve sentirsi libero di pagare e supportare l’autore di quel titolo. O mi sbaglio?

    Il libero mercato non è poi così libero se si specula…

  • Simone

    Il libero mercato è addirittura troppo libero, e in ogni caso nessuno vieta di supportare uno sviluppatore, anzi. Il problema è proprio una mancanza di educazione in tal senso, da noi la maggior parte delle persone intende “free as a free beer” e non ” free as a free speech”. Quando dico “eh, sarebbe il caso di versare qualcosina, ora che hai provato il tool e hai visto che ci puoi lavorare” mi capita di sentir rispondere “e allora il vantaggio dove sta?”. Quindi il problema, a mio avviso, parte ancora dalla base, dall’educazione al rispetto degli altri e del loro lavoro.

  • Paolo La Manna

    Il mercato libero in realtà non è poi così “libero” se si specula sulle persone. Libertà è quando non negli la libertà e dignità altri, libertà è anche partecipazione. Se si fa il contrario, vuol dire proprio che non è libertà.

    Quello che dici è un fatto puramente culturale, che a volte è frequente nel lato peggiore dell’ italiano medio più che nel resto del mondo (che io sappia).
    Sono perché non è ammesso applicare Royalties e tasse nelle licenze FLOSS, non vuol dire assolutamente che sia “Gratis”.
    Certo, che tu non abbia una carta di credito o un altro sistema di pagamento si può anche capire, ma se così non fosse, cambia tutto.
    È questione di mentalità e cultura, nient’ altro che quello..