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Cosa insegnano Meltdown, Spectre ed i 24 milioni di dollari in azioni vendute dal CEO di Intel

Ormai lo sanno anche i sassi: è scoppiata l’apocalisse, almeno apparentemente. Quello che sembrava un problema limitato ad Intel in realtà si è scoperto come non risparmi nessuno.

Quindi pagina di spiegazione, loghettini di circostanza e panico dilagante. Tutti in fuga da Meltdown e Spectre.

In tutto questo, ha fatto scalpore ed è salita agli onori della cronaca una notizia riguardante Brian Krzanich: il CEO di Intel infatti avrebbe venduto recentissimamente (diciamo prima della pubblicazione delle falle) 24 milioni di azioni Intel. Sebbene sostenuto dal board interno dell’azienda, la quale afferma che la mossa della vendita fu concordata diverso tempo addietro, non ci vuole Ercule Poirot per trovare una correlazione tra gli eventi.

La stampa si divide tra indignati e disgustati, tra moralisti che pensano il mondo sia governato da arcobaleni ed unicorni e illusi che pensano come la falla in questione sia stata davvero scoperta solo a cavallo di capodanno. Niente di tutto questo è vero e prima si fa pace con quest’idea, prima si può pensare a come gestire i prossimi passi.

A chi pensa che Krzanich abbia voluto tutelare il proprio patrimonio va forse ricordato che il compenso annuo dello stesso è di 19,1 milioni di dollari.

A chi pensa che la la questione riguardi solamente Intel va ricordato che AMD e ARM sono coinvolte in egual misura, quindi nessuno è al sicuro e si sa, mal comune, mezzo gaudio.

Infine, a chi pensa che Krzanich abbia agito in autonomia forse val la pena di ricordare chi tiene strette le redini di tutto ormai nel mondo informatico… Non l’innovazione, non l’ambizione, ma qualcosa di molto più semplice: le stock option. Intel viaggia nell’ordine dei miliardi di fatturato all’anno, ed è sostanzialmente impensabile che siano stati colpiti da questo fulmine senza essere adeguatamente preparati. In generale le mosse dell’azienda (tra cui la riduzione delle azioni in circolo, si parla di riacquisti per 24,7 miliardi di dollari) e nello specifico del suo CEO non fanno che confermare la tesi del “tutti sapevano”.

Con buona pace del buon Torvalds, il quale afferma:

I think somebody inside of Intel needs to really take a long hard look at their CPU’s, and actually admit that they have issues instead of writing PR blurbs that say that everything works as designed…

Penso che qualcuno dentro ad Intel debba dare una lunga e approfondita occhiata alle loro CPU e infine ammetta che hanno problemi piuttosto che scrivere rigurgiti da PR nei quali si dice che tutto sta funzionando come previsto.

Bisogna rimboccarsi le maniche per almeno due importanti motivi:

  1. Queste mitigazioni vanno applicate al più presto, Red Hat ha pubblicato un lungo ed esaustivo articolo che spiega come;
  2. Queste mitigazioni pare che rallenteranno le performance tra il 5 ed il 20%, quindi se sul nostro tablet la differenza sarà minima, su architetture composte da migliaia di macchine l’impatto sarà notevole;

Tristi? È il nostro lavoro, del resto. Gli unicorni non esistono, gli arcobaleni arrivano solo dopo un bell’acquazzone e le strategie di aggiornamento del proprio parco macchine devono essere attive, testate e funzionanti per fare in modo di essere sempre pronti alla prossima falla da tappare. Perché potete giurarci, arriverà presto 🙂 !

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale http://www.miamammausalinux.org per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.