Le riposte di Red Hat agli scettici sull’acquisizione da parte di IBM: state sereni (!)

Nello scrivere questo articolo il dubbio sull’essere ripetitivo l’ho avuto, lo ammetto. Abbiamo parlato parecchio dell’acquisizione di Red Hat da parte di IBM e magari è sufficiente. Poi però ho pensato a come questa sia, volente o nolente, la più grande acquisizione della storia informatica e quindi forse sì, vale la pena parlarne ancora.

Lo spunto questa volta arriva da una sessione AMA (Ask Me Anything) su Reddit sostenuta da Chris Wright, CTO di Red Hat. Le perplessità degli utenti intervenute non sono affatto nuove: Red Hat rimarrà la stessa? Il suo commitment nei confronti dell’open-source cambierà? Che ne sarà di GNOME, di Fedora… Di OpenShift?

Tutte domande legittime, naturali, spontanee, che chiunque farebbe a qualcuno coinvolto ad alto livello nell’acquisizione. Le risposte? Verrebbe da dire… Le solite. Ossia “tranquilli, tutto rimarrà com’è”.

Vedere per credere.

Il logo non diventerà blu:

Red Hat is Red. We just announced the evolution of our logo in May, no plans for any other changes.

OpenShift e la sua controparte community (OKD) continueranno ad essere sviluppate come e più di prima:

Upstream first development in Kubernetes and community ecosystem development in OKD are part of our product development process. Neither of those change

I dipendenti Red Hat potranno continuare a contribuire ai progetti upstream come hanno sempre fatto:

Red Hat will continue to operate that way we do with respect to allowing Red Hatters to contribute to open source projects.

Insomma, la canzone è quella: tutto rimarrà com’è. Il passo compiuto da IBM è dovuto unicamente alla volontà di ampliare la propria offerta con tutti i prodotti cloud che Red Hat distribuisce e padroneggia.

Interessante infine un commento di Swapnil Bhartiya su Linux.com:

After reading the entire AMA, it’s fair to conclude that Red Hat is safe in the hands of IBM. It’s like a drop of color in a glass of water. The entire glass of water turns red.

Dopo aver letto l’intera AMA è legittimo concludere come Red Hat sia al sicuro nelle mani di IBM. È come una goccia di colore in un bicchiere d’acqua. L’intero bicchiere diventa rosso.

Quindi sarà IBM a guadagnarci.

Red Hat, fondata nel 1993, influenzerà con la forza dell’open-source, una compagnia che esiste da 108 anni.

Nonostante lo sbilanciamento in termini di dipendenti: 12.000 vs. 350.000.

Nonostante le differenze di fatturato: 3.4 miliardi vs. 80 miliardi.

Nonostante le differenze di cultura: quelle no, non si possono misurare con i numeri, a guidare i cambiamenti sono le persone.

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