GitLab valuta blocchi per i dipendenti di nazioni “nemiche”

Si fa un gran parlare, in questo periodo di pseudo guerra fredda, di come le aziende IT americane debbano comportarsi con i paesi invisi agli Stati Uniti d’America.

Molti si stanno interrogando sul tema e recentemente abbiamo parlato di due vicende che riguardano aziende direttamente concorrenti: GitLab ha infatti dovuto gestire una particolare controversia relativa ai criteri mediante i quali accettare i clienti, mentre invece GitHub ha voluto specificare come sia in atto un percorso di abbattimento delle barriere per permettere la collaborazione ai progetti di persone facenti parte di stati poco tollerati dagli U.S.A..

Ed è proprio il concetto di barriera che internet ha annullato sin dagli albori. A pensarci, per un’azienda americana, il fatto di avere oggi, anno domini 2019, un collaboratore residente in Russia o in Cina è una situazione tutt’altro che impossibile.

Ecco quindi che GitLab si espone nuovamente con affermazioni destinate a far discutere, affermazioni che si traducono come di consueto in una “issue”:

We took the decision to enable a ‘job family country-of-residence block’ for team members who have access to customer data. This is at the expressed concern of several enterprise customers, and also what is becoming a common practice in our industry in the current geopolitical climate.

Abbiamo deciso di abilitare un “job family country-of-residence block” per i membri di team che hanno accesso ai dati dei clienti. Ci sono state lamentele da parte di diversi clienti enterprise ed inoltre questo sta diventando pratica comune nel panorama geopolitico attuale.

Insomma, alcuni clienti si sono detti preoccupati che i loro dati possano essere visionati da persone che vivono in stati come Russia e Cina e quindi hanno richiesto a GitLab di evitare che ciò accada.

Ora, quanto afferma GitLab, ossia che ormai questa sia pratica comune, a noi non è dato di saperlo, ma rimane il fatto che questa posizione ha suscitato non poche critiche (la issue di cui sopra è zeppa di commenti). A confronto poi della posizione assunta da GitHub viene da domandarsi dove stia la verità: avere dipendenti in stati “nemici” degli U.S.A. è un problema? Ha ancora senso parlare di questi temi in termini nazionalistici quando la quasi totalità dei dipendenti di queste aziende lavora da remoto?

GitLab ha voluto placare le polemiche affermando che la misura non impatterà nessuno dei dipendenti attuali, poiché nessuno al momento proviene dai paesi specificati, ma il tema rimane sul piatto. È giusto che lo stato decida chi deve lavorare per le aziende che risiedono sul proprio territorio? Dura lex, sed lex, oppure è ora di cambiare approccio e cominciare a pensare più globalmente, non solo quando si deve vendere, ma pure quando si deve produrre?

La questione è ben lungi dall’essere finita, potete star certi che ne sentiremo ancora delle belle.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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