L’OpenSource ai tempi del CoronaVirus: gruppi di collaborazione, conferenze virtuali e un nuovo modo di vivere

Quando continuano a ripetere che dovremo cambiare il nostro modo di vivere per un po’ non scherzano. Il nuovo scenario prospettato dal Corona Virus è chiaro, il modo di incontrarsi e collaborare deve cambiare. Anzi, lo sta già facendo. Per chi come la maggioranza delle persone che frequentano questo blog vive di open-source l’incontro con il prossimo è parte integrante del processo produttivo. Certo possiamo ritenerci avvantaggiati nell’adozione all’approccio virtuale, ma non è così scontato.

Di sicuro non è scontata la conversione di tutti gli eventi fisici, programmati in questo periodo e nell’immediato futuro, in virtuali. Eccone un elenco ricavato dai vari annunci letti online:

  • Linux Foundation Member Summit: 10-12 Marzo – Cancellato
  • Microsoft’s MVP Global Summit: 16 marzo – Virtuale
  • Netdev 0x14: 17-20 marzo – Virtuale
  • Automotive Grade Linux: 18-19 marzo – Cancellato
  • NVidia GTC 2020: 22 marzo – Virtuale
  • SUSECon: 23-27 marzo – Virtuale
  • Linaro Connect: 24-25 marzo – Virtuale
  • KubeCon: 30 marzo-2 aprile – Posticipato (di cui abbiamo già parlato)
  • Open Data Science Conference: 13-18 aprile – Confermata, per ora
  • Open Networking & Edge Summit: 20-21 aprile – Posticipato
  • Red Hat Summit: 27-29 aprile – Virtuale
  • Dell Technologies World: 4 maggio – Virtuale

Come quindi si può notare dalla lista, buona parte degli eventi è stata modificata in virtuale. Funzioneranno lo stesso? Sarà un buon test per capire se in futuro potrà diventare questo lo standard?

Personalmente sono sempre stato dell’idea che, tralasciando l’aspetto sociale di questi eventi (che ha un peso soggettivo in base a come è fatto ciascuno di noi), averli in modalità virtuale ne incrementi la fruibilità e la sostenibilità. Da un lato infatti diventano immediatamente più accessibili a chi non può muoversi con facilità (penso a chi ha famiglia, difficoltà motorie, incombenze o semplicemente è poco avvezzo ai viaggi) e dall’altro consentono degli enormi risparmi in termini ambientali: non si viaggia e non si consumano cibi, badge, carta, corrente, interi centri conferenze.

Certo la socialità è il principio base dell’evoluzione open-source, basta leggere cosa sta facendo il gruppo di lavoro Just One Giant Lab in ambito COVID-19, ma come scrivevo in apertura di articolo, è tempo di cambiare il nostro approccio.

Il mondo globalizzato è ricco di opportunità, permette di dare per scontato il fatto (in realtà oggettivamente straordinario) di poter partecipare, nella stessa settimana, ad una conferenza a San Francisco, continuare a Tokio ed essere a casa per il weekend a vedere la partita allo stadio. Stringendo mani, abbracciando persone ed essendo in sostanza ciò che ci definisce: animali sociali. Il problema è che la natura ci sta dicendo che questo approccio non è sostenibile.

La sveglia arrivata dal COVID-19 ci insegna che lo stesso livello di preoccupazione che riserviamo all’ambiente va utilizzato ormai anche nella nostra socialità. Piccole cose: consumare meno plastica possibile, andare in bicicletta se si può, lavarsi sempre le mani e… Assistere a conferenze virtuali.

In bocca al lupo a tutti i lettori del portale in questo momento difficile.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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