Debian pensa ad includere il firmware non-free nei dischi di installazione

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Debian è una delle più longeve distribuzioni in circolazione, ed è sempre rimasta aderente alla filosofia free (libero) – specie come espressa da Stallman: un software è libero se permette all’utente di usarlo gratuitamente e di avere accesso ai sorgenti, modifica compresa, grazie ad una licenza apposita (e GPL di GNU è l’esempio principe, ma non unico).

Tutta una categoria di software non rientra in questa definizione: i firmware. Possiamo definire firmware il software base di qualsiasi dispositivo, integrato nello stesso per permetterne la gestione e funzionalità. Per esempio, un hard disk riceve dei comandi per lettura e scrittura, ed è il firmware a interpretarli ed eseguirli (componendo anche la risposta appropriata al comando).

Proprio perché così legato al dispositivo, tipicamente il firmware è proprietario. Di solito non è un problema, in quanto la sua funzionalità è confinata al dispositivo stesso (e la licenza compresa con l’acquisto del dispositivo). Ma talvolta va caricato nel/dal Kernel, specie quando il firmware è soggetto ad aggiornamenti costanti. L’esempio tipico sono le schede video, il cui firmware è caricato dal driver, a sua volta parte del Kernel.

Lo sforzo della comunità è sempre diretto alla scrittura di software open che sostituisca le componenti closed, ma talvolta non è possibile. E per questo esiste, anche in Debian, un pacchetto che raccoglie tutto questo software non-free ma utile – se non necessario – all’uso e avvio del sistema.

Potete ora intuire il problema: senza il pacchetto, alcuni sistemi risultano (quasi) inutilizzabili. E l’aderenza agli standard del software libero di Debian ha sempre lasciato opzionale il pacchetto in questione, evitandone anche l’inserimento nei dischi di installazione standard.
La situazione può risultare piuttosto antipatica, specie per le macchine con GPU integrata nella CPU – come nella maggior parte dei sistemi odierni. Ma può valere anche per altre componenti più enterprise, come controller RAID o schede di rete.

Grazie alla sua tipica democraticità, è stata proposta la questione alla community Debian, che ora dovrà decidere se – o meglio, come – includere il pacchetto nei dischi di installazione. Per ora le proposte sono 3, che vanno dall’inclusione e attivazione di default alla creazione di dischi separati e appositi: la discussione potrà andare avanti fino al 3 settembre, e quindi (potenzialmente) avere anche altre proposte sul tavolo. Solo dopo avremo la votazione: vedremo cosa sarà deciso.

Segnaliamo solo che Ubuntu tanti problemi non se li è fatti, fin dall’inizio: include il pacchetto da sempre. E forse è stato decisivo per la rapidità di adozione: meno problemi (potenziali) nell’installazione delle macchine. Specie se nuove.

Ho coltivato la mia passione per l’informatica fin da bambino, coi primi programmi BASIC. In età adulta mi sono avvicinato a Linux ed alla programmazione C, per poi interessarmi di reti. Infine, il mio hobby è diventato anche il mio lavoro.
Per me il modo migliore di imparare è fare, e per questo devo utilizzare le tecnologie che ritengo interessanti; a questo scopo, il mondo opensource offre gli strumenti perfetti.