Saturday’s Talks: di Toyota, futuro, cloud repatriation e… Backup falliti!

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Ormai tre anni fa mi ero segnato un link su cui scrivere un articolo che apparentemente con Linux e l’open-source c’entrava poco. Era un articolo di Quattroruote.it dal titolo “Le auto elettriche sono sopravvalutate, il settore collasserà” e lo avevo tenuto da parte come pretesto per un articolo che volevo intitolare “Come il CEO di Toyota, a proposito delle auto elettriche, ci spiega il giusto approccio verso il cloud“.

Avevo apprezzato infatti la lucida analisi da parte di Akio Toyoda (sì, è il nipote di chi la Toyota l’ha fondata), CEO della casa giapponese produttrice (tra le altre cose) di automobili, in merito a come l’all-in verso l’elettrico nascondesse più di un’insidia per i mercati ed in generale per il futuro della mobilità. Inoltre abbiamo sempre seguito Toyota con interesse, in quanto impegnata nell’ambito open-source da tempo.

Nel ragionamento di Toyoda i paralleli che avevo trovato con il mondo cloud erano parecchi, in particolare sul tema degli approcci unidirezionali verso il cloud, dove interi workload (ed i relativi team che li gestivano) venivano messi sotto pressione per essere trasportati all’interno del cloud senza che però fossero mai stati pensati per vivere in un contesto così differente rispetto a quello “locale”.

Vi domanderete a questo punto… Perché riparlare oggi di questo tema?

Oggi, anno domini 2023, non è (ancora) collassato il settore automobilistico e l’approccio generale di stampa e opinione pubblica sembra essersi ammorbidito, vuoi perché le soluzioni ibride (altro parallelo estremamente vincente con l’ambito cloud) si sono rivelate molto efficienti e meno inquinanti, vuoi perché in generale qualcuno ha iniziato a fare i conti. Se infatti la casetta con di fianco la colonnina della ricarica della macchina elettrica è un’immagine che da serenità, pensare allo stesso approccio applicato ad una zona residenziale, magari un palazzo popolato da un centinaio di famiglie, sfodera scenari più alla Blade Runner.

Ed il richiamo con la cloud repatriation è inevitabile, e ne abbiamo parlato parecchio: sempre più aziende tendono a riappropriarsi dei propri workload affinché vengano erogati da datacenter di proprietà, con prove oggettive di risparmio che ne certificano la bontà.

Ma, di nuovo, perché parlarne oggi? Tutto nasce da un pretesto, la notizia riportata da ArsTechnica che racconta di come Toyota ha visto la propria produzione bloccata perché non aveva abbastanza spazio disco.

Il comunicato stampa dice:

During the maintenance procedure, data that had accumulated in the database was deleted and organized, and an error occurred due to insufficient disk space, causing the system to stop. Since these servers were running on the same system, a similar failure occurred in the backup function, and a switchover could not be made.

Durante la procedura di manutenzione i dati che si erano accumulati nel database sono stati cancellati ed organizzati ed è comparso un errore relativo allo spazio disco insufficiente, che ha causato il fermo del sistema. Visto che questi server funzionavano sullo stesso sistema un problema simile si è presentato nella procedura di backup che ha impedito lo switchover.

Insomma, futuro, macchine elettriche, cloud repatriation, edge computing, ma alla fine si torna sempre lì:

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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