
I tempi complicati che stiamo vivendo stanno facendo emergere con sempre più chiarezza come il modello capitalistico di apertura globale, azzeramento dei confini per la produzione e localizzazione dei dati indifferente non stia più in piedi. O quantomeno vada pesantemente rivisto.
Il concetto di Sovranità Digitale, in fondo, nasce da lì: riappropriarsi delle supply-chain, eliminare la dipendenza da entità terze per le proprie forniture e, soprattutto, avere garanzie chiare a proposito di dove i propri dati risiedono. Sono questi temi ormai imprescindibili per chiunque ricopre ruoli decisionali all’interno degli stati del mondo.
O almeno dovrebbero.
In ogni caso, è chiaro ormai come la Sovranità Digitale non sia unicamente una questione europea.
In questo contesto si colloca il blog apparso sul sito della Software Freedom Conservancy dal titolo What the FCC router ban means for FOSS.
Partiamo da cosa è successo: il 2 aprile 2026, la FCC statunitense – ossia la Federal Communications Commission, l’agenzia governativa americana che regola le comunicazioni via radio, TV, cavo, satellite e i dispositivi come i router – ha vietato la vendita di nuovi modelli di router domestici non fabbricati negli Stati Uniti.
Sovranità Digitale, per l’appunto. Il problema è che questa regola, ad oggi, si applica a tutti i router attualmente venduti, perché nessuno viene prodotto negli USA.
Esiste la possibilità di chiedere una “approvazione condizionale”, ma il produttore deve presentare piani dettagliati per avviare o espandere la produzione in America, con aggiornamenti trimestrali.
Come tutti sanno, produrre negli USA (ma in generale ovunque a parte i paesi “soliti noti”) costa almeno il doppio, rendendo i dispositivi poco competitivi.
Quindi questa norma è un bel problema, che però rappresenta un’opportunità importante per una soluzione di cui tanto abbiamo parlato qui sul blog, ossia OpenWrt e, soprattutto, per OpenWrt One, il dispositivo che è stato presentato nel 2024 proprio dalla Software Freedom Conservancy.
Per sua natura, il router OpenWrt One rientra già nei requisiti richiesti dalla norma, la quale non crea problemi immediati per il software libero.
Va tenuto presente come la FCC non limiti gli aggiornamenti software fatti dai proprietari dei router con software da loro stessi procurato (proprio come OpenWrt) e gli utenti possono quindi continuare a installare firmware alternativi e mantenere i router sicuri anche oltre il supporto ufficiale del produttore.
Tutto bene quindi?
Insomma…
Software Freedom Conservancy nell’articolo indica come condivisibile il fatto che la FCC riconosca l’importanza della sicurezza dei router, ma l’approccio è sbagliato: la sicurezza non dipende dal paese di produzione, ma dalle caratteristiche di hardware e software.
Basterebbe quindi imporre gli standard esistenti, come NIST IR 8425A (che è già raccomandato da Consumer Reports), i quali offrono una base migliore per garantire sicurezza, indipendentemente dalla provenienza geografica.
La buona notizia è che la Software Freedom Conservancy sta accelerando la verifica di OpenWrt e OpenWrt One rispetto agli standard NIST, per dimostrare che i router liberi sono sicuri per tutti, non solo per gli statunitensi.
Come finirà? Dipende dalle risposte ai chiarimenti che l’organizzazione ha richiesto alla FCC.
Speriamo queste siano buone risposte.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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